Nel post precedente, tra le altre cose, ho parlato a proposito di un corso di web design per un master. Ho anche aggiunto che avrei rimandato ulteriori informazioni ad un post a parte. Beh, eccolo!
Breve cronistoria
Poco meno di due mesi fa mi è arrivata una telefonata molto mattutina (chi mi conosce bene sa che il mio concetto di mattutino è temporalmente molto ampio). Mi si annunciava la partecipazione ad un master in comunicazione e nuove tecnologie. Appena ripresomi dalla fase REM (ma anche da quella Death Cab for Cutie, visto che il mio iTunes era già attivo e funzionante da almeno un’ora) non ho saputo biascicare altro che uno stentoreo SI al mio interlocutore.
Solo qualche minuto dopo mi sono reso conto che non si trattava di “seguire” ma di “fare“. Prima sensazione provata: panico!
Ho avuto piccole esperienze di docenza in precedenza, ma a livello di scuola di informatica: ECDL, Che cos’è un computer, cose così insomma. Soprattutto si è trattato sempre di corsi individuali. Lezioni face to face. Credevo che non ce l’avrei mai fatta a gestire un gruppo di una ventina tra laureandi e laureati, miei coetanei, per 11 lezioni. Inoltre il tempo a disposizione per prepararlo era poco e la sfida non proprio facile. Però l’istituto organizzatore, che ha avuto coraggio ad affidare un master a docenti (non sono risucito a trovare un sinonimo adatto) giovani, andava premiato con il massimo dello sforzo e dell’impegno.
Sono riuscito a stilare un programma, ho preparato le slide, ho recuperato tanto materiale, ho trovato una bella dose di coraggio che mi permettesse di superare quel muretto di timidezza che mi porto dietro da un quarto di secolo e mi sono presentato il primo giorno di lezione dopo una notte quasi insonne.
Il gruppo è abbastanza eterogeneo e la prima cosa che ho notato entrando in aula è stato un elemento che li accomunava tutti: zero-conoscenze-zero sul webdesign. Pensiero martellante: cominciamo bene!
Non mi sono perso d’animo ed ho cominciato a demolire uno per uno tutti gli stereotipi sui siti web aziendali. Gli ho parlato di analisi, di progettazione, di architettura dell’informazione, di usabilità , di user experience, di accessibilità , di motori di ricerca, di content management. La risposta è stata ottima e mi ha spiazzato, tant’è che alla seconda lezione un gruppetto mi ha chiesto di proporre all’istituto anche un corso specifico di webdesign, a cui avrebbero partecipato volentieri. Sensazioni provate: orgoglio e soddisfazione!
Oggi c’è stata la terza lezione, abbiamo definito la struttura di navigazione del project work ed ho notato con molto piacere che alcuni atteggiamenti del corretto web designer sono diventati degli automatismi per i ragazzi.
Forse non diventeranno dei professionisti del web design, ma se anche uno solo di essi, da qui ad un anno, guardando un sito riuscirà a stabilirne il grado di usabilità o la corretta progettazione, potrò ritenermi soddisfatto del lavoro svolto.
Nella mia girandola di interessi, il web design era attualmente in un posto di secondo piano, ma questa nuova esperienza mi ha ridato nuovi stimoli e soprattutto nuove idee.
Ma non finisce qui…