E’ in formato 12×16, in bianco e nero, precisamente in toni di grigio e con un contrasto maggiore di quello dell’inchiostro sulla carta, quindi maggiore leggibilità e nitidezza.
Sto parlando dell’esperimento che Repubblica concederà a 300 fortunati tester (invidia invidia invidia). A partire da luglio infatti il quotidiano potrà essere letto anche grazie ad iLiad, un lettore elettronico dotato di connessione wi-fi. Basterà semplicemente premere un pulsantino per ricevere l’edizione del giornale via Internet.
E questo è solo l’inizio. Dietro l’angolo ci sono importanti sviluppi come l’aggiunta del colore, la riproducibilità di audio e video e, udite udite, la possibilità di arrotolarlo come se fosse un giornale vero.
Fantascienza?
I grandi manager di casa nostra (l’ironia non è troppo velata) continuano a sfornare novità in anteprima mondiale.
Repubblica.it di oggi ha pubblicato un’intervista all’amministratore delegato di Telecom Italia, Riccardo Ruggiero.
Il brillante dirigente dell’ex monopolista delle telecomunicazioni ha parlato di due importanti novità per gli abitanti dello stivale:
nei prossimi mesi cominceremo a offrire ai nostri abbonati alla Dsl i collegamenti a 20 mega. E l’intenzione è quella di arrivare a una specie di standard a 20 mega nei collegamenti a Internet. E questo significa che su quei cavi può passare la televisione e tutto quello che vi può venire in mente.
Capito? Su quei cavi può passare la televisione. Già comincio a rabbrividire, dopo il fallimento del Digitale Terrestre appena sussurrato dai media tradizionali, ma denunciato dai pochi che fanno informazione corretta, vogliono riproporcela in ogni salsa. Ma ho detto che si è parlato di due novità :
a febbraio, in occasione delle Olimpiadi di Torino, monteremo una stazione sperimentale che trasmetterà appunto (a dei telefonini speciali) a 20 mega o anche di più”.
e ancora
Con una tecnologia del genere i contatti fra le aziende e il loro personale che lavora in esterno diventano in pratica istantanei, e quindi spedire via telefonino (o via connect card a un notebook, a un palmare) disegni, progetti, immagini sarà un’operazione di pochi decimi di secondo. Le ripeto, stiamo per entrare in un nuovo mondo. Un mondo dove saremo sempre seguiti da questa banda a 20 mega. Il che significa che potremo “essere” ovunque (via telefono o via cavo) senza ritardi di tempo, senza lunghe attese.
Insomma verremo inseguiti da questi 20 Mega costantemente puntati addosso per far si che i contatti tra le aziende ed il personale che lavora in esterno siano istantanei. Mi si perdoni il termine ma sticazzi che le aziende possono comunicare più velocemente, o che mi si vendano le partite anche sul cellulare. In un mondo di geni e scienziati che si battono per ridurre il Digital Divide, come Negroponte che ha proposto recentemente il computer a 100 dollari per i paesi in via di sviluppo, da noi continuano a sfornare tecnologie che aumentano questo gap.
Ma non basta: utilizzando un linguaggio della vecchia scuola imprenditoriale parlano di anteprima mondiale quando la realtà è ben diversa.
Concludendo la parte più tragicomica è che
Insomma, di fatto nel 2008 l’Italia entra davvero nell’era della società multimediale.
Considerando che siamo già indietro di diversi anni rispetto ai paesi industrializzati è una prospettiva che non promette nulla di buono. Ma esiste ancora il senso del pudore?
E’ arrivato come un pugno in un occhio stamattina. Come sempre mi avvicino al distributore di giornali gratuiti in metropolitana e raccolgo apaticamente il solito quotidiano. Ma non avevo previsto cosa mi attendeva in prima pagina…

La mia simpatia per lui non è sparita stamattina ma manca da tempo immemore, eppure farmi dare del ladro da quell’uomo mi ha infastidito non poco.
L’open source è una straordinaria opportunità che soltanto i CEO “giaccaecravatta” che non fiutano cosa vuole la gente non riescono a comprendere. Sono legati a vecchi schemi e vecchi modelli di distribuzione, destinati a svanire con il tempo. Darwin e la teoria dell’evoluzione parlano chiaro!
PS: Bill, anche se non leggerai mai questo blog, ti devo proprio dire che questo funziona molto meglio di questo.
Ho preso spunto da una riflessione di Vittorio Zambardino su Repubblica.it circa il costo dei contenuti per chi produce informazione e la sua attendibilità e mi è subito tornata in mente l’opinione che tanti “neo-analfabeti” (per intenderci quelli che rifiutano a priori la tecnologia, dichiarando apertamente “non ci capisco niente, quelle macchine mi fanno paura”) condividono e che mi tocca confutare in continuazione.
Nell’elenco delle frasi fatte, accanto a “mostri sacri” come Non ci sono più le mezze stagioni o Una volta qui era tutta campagna, è entrata stabilmente anche In internet si perde l’identità , dietro a quel freddo schermo non ci sono più i sani rapporti umani.
L’evoluzione tecnologica sempre più accelerata ha inevitabilmente portato all’invalidazione di analisi che potevano pure essere vere intorno alla metà degli anni ‘90, durante il boom di Internet, ma che non possono certo trovare conferma al giorno d’oggi. A cominciare dal mondo dell’editoria e dell’informazione dei grandi gruppi, fino all’ultimo blog appena nato, ciò che conta è la firma dell’autore, la sua persona e le sue idee.
Nei blog più che altrove, l’unico brand è il nome di chi scrive. Il media è la persona stessa. Con buona pace di chi sostiene che in Rete si perde l’identità personale.
Prendo spunto da una segnalazione appena apparsa su Tevac.
Già tempo fa, sul sito Microsoft si poteva chiaramente distinguere in un’immagine in prima pagina un Powerbook G3.
Ebbene un curiosone ha scovato in questa pagina l’ennesima gaffe dei grafici della Microsoft. E’ chiarissimo che la ragazza del banner sta utilizzando un iBook.
Solo l’ennesima gaffe o timidi accenni di una rivoluzione “dall’interno” dei creativi di Redmond?
La notizia del giorno è che Opera, browser che per un periodo ha fatto da terzo incomodo nella lotta tra Internet Explorer e Nescape, diventa totalmente gratis. Così ha annunciato in una nota la casa norvegese produttrice del browser.
In precedenza era possibile utilizzare Opera gratuitamente a patto di sopportare la presenza di banner pubblicitari, rimovibili previo pagamento di una “licensing fee”.
Da oggi è possibile scaricare la versione 8x “ad free” in varie localizzazioni, tra cui anche l’italiano.
La decisione di rendere gratuito l’unico browser “a pagamento” mostra chiaramente come il web browsing non sia considerato dalle case software come un’attività dove produrre utili. Piuttosto diventa interessante capire come reagiranno le altre parti in causa, vale a dire Internet Explorer e Firefox, a questa notizia e a come si evolverà la Guerra dei Browser ora che siamo nel bel mezzo di una partita a tre.
