Giovanni Passannante era un anarchico. Forse nemmeno sapeva di esserlo. Figlio di poveri ed analfabeti, figlio di una terra ed una regione arretrata e dimenticata, Passannante non voleva rassegnarsi all’ignoranza delle sue genti, impossibilitate a studiare, e cominciò a leggere gli scritti repubblicani. La Bibbia, Mazzini e Garibaldi su tutti.
Giovanni Passannante era lucano, di Salvia (PZ), figlio di un sud sfruttato da un re “straniero“. Cosa poteva saperne il sabaudo dei problemi di una terra di cui forse ignorava persino l’esistenza?
Giovanni Passannante faceva il cuoco. Prima a Potenza dove aprì in società con un altro una trattoria che chiuse dopo una settimana. Giovanni non faceva pagare i pasti agli avventori del locale. Parlava con loro di questione meridionale, di ospedali, scuole, strade, tribunali. Parlava con loro di tutto ciò che in Lucania mancava. Preferiva mettersi qualcosa in testa invece che in tasca. Poi si trasferì a Salerno e quindi a Napoli. Durante questa fase della vita abbracciò l’idea della Repubblica Universale, dove gli anziani possano avere una pensione e le donne un assegno di maternità .
Giovanni Passannante mise il vestito buono quel 17 novembre 1878. Vestito a festa ma senza giacca. Dovette darla ad un robivecchi in cambio di un coltellino con la lama lunga pochi centimetri. Quel giorno Umberto I di Savoia, re d’Italia, in compagnia della regina Margherita (quella della pizza) era a Napoli. Una tournèe vera e propria per conoscere l’Italia. Il re, non la conosceva.
Giovanni Passannante aspettò il momento giusto, quando la carrozza sabauda giunse in via Toledo, armato di una pezza rossa gli si scagliò contro ed al grido di “W la Repubblica” graffiò la real coscia con il coltellino. Nella colluttazione anche il primo ministro Cairoli rimase “graffiato”. Il danno maggiore lo subì la regina Margherita. Purtroppo il suo vestito candido si macchiò gravemente di sangue, tanto che dovettero gettarlo via.
Giovanni Passannante fu arrestato, torturato, picchiato. Dopo due giorni di processo-farsa venne condannato a morte. Il re nella sua infinita magnanimità lo graziò. Non pena di morte, ma pena di vita, ergastolo. I suoi fratelli e sua madre furono arrestati senza alcun motivo e furono rinchiusi nel manicomio criminale di Aversa. Il sindaco di Salvia per scusarsi di aver dato i natali ad un simile criminale, si fece prestare una giacca e andò a rendere omaggio al re, cambiando il nome del paese in Savoia di Lucania (come è ancora oggi). Giovanni fu buttato in una cella di 2 metri per 1, alta 1 metro e 50 (lui è alto 1,60), sotto il livello del mare, in fondo ad una torre sull’isola d’Elba, con una catena da 18 chili al piede, senza poter incontrare esseri umani. Non vide la luce del sole per 14 anni. Si ammalò di tenia e scorbuto, si cibò dei suoi stessi escrementi per sopravvivere. E sopravvisse.
Giovanni Passannante aveva 29 anni quando entrò in carcere. Morì nel 1910, a 61 anni, nel manicomio criminale di Montelupo Fiorentino, dove fu trasferito pochi anni prima grazie alla tenacia di un deputato socialista che riuscì a farlo dichiarare malato di mente dopo anni di torture subite. Ma il calvario di Giovanni non finì con la morte. Il suo corpo fu smembrato e dato in pasto ai porci, fu dichiarato non degno di sepoltura, fu decapitato ed il suo cervello insieme al cranio, fu oggetto degli studi di Cesare Lombroso. Dal 1936 cranio e cervello sono esposti al Museo Criminologico di Roma guardati a vista da una guardia. Per due euro potete anche visitarlo.
Giovanni Passannante è ancora detenuto (il MuCri è dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero di Grazia e Giustizia). Il suo corpo non ha ancora trovato pace. I suoi resti non sono stati mai seppelliti. Dopo tutte le scelleratezze compiute da reggenti, i Savoia sono riusciti a rientrare in Italia qualche anno fa. Giovanni Passannante invece non è riuscito ad ottenere pietà .
Gino Paoli, Acustimantico, Carmen Consoli, Maria Pia De Vito, Paola Turci, Mauro Macario, Rocco De Rosa, Roberto Angelini, Remo Remotti, Sandro Portelli, Francesco Di Giacomo & Rodolfo Maltese, Renato Nicolini, Stefano Tassinari, Andrea Rivera, Gianni Mura, Tetes de bois. Sono solo alcuni degli artisti che si sono esibiti ieri in una splendida serata di sensibilizzazione storica al Teatro Palladium di Roma
Ulderico Pesce, attore, regista, autore teatrale e lucano, ha scritto e portato in scena “L’innaffiatore del cervello di Passannante“. Ha attivato una petizione online per seppellire l’anarchico. Ha ideato ed organizzato, insieme ad Alessandro De Feo, caporedattore de L’espresso, la serata del Palladium. Si sta prodigando per ottenere giustizia e soprattutto umanità verso un poveraccio umiliato persino dai libri di storia.
Vi chiedo di sottoscrivere la petizione. Al di là di idee e posizioni politiche, un morto merita rispetto e sepoltura. Qualsiasi cosa abbia fatto in vita.
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