giu 21






La pubblicità è morta? Forse no, o forse non ancora, ma sicuramente non sta molto bene.

L’impressione è che la pubblicità stia continuando a seguire modelli secolari e rifiuti di evolversi perchè accecata da decenni e decenni di successi. Di certo così com’è fatta oggi pare non possa continuare a funzionare (se ne parla limitatamente ai social media anche su SocialWare).

L’arrivo della società liquida ha frammentato ogni elemento delle attività dell’uomo in tante piccole parti, per cui risulta sempre più difficile andare a individuare i target di riferimento nei posti dove consumano informazioni e in cui si intrattengono. Il tempo stesso dedicato al consumo dei media è ridotto, frammentato e traslato.

Una volta c’erano i film solo al cinema. Il loro consumo avveniva in uno spazio (la sala cinematografica) e in un tempo (l’orario di programmazione) ben definito.
L’arrivo dei film anche in tv ha modificato la componente dello spazio (si può vedere un film a casa propria) ma non il tempo (resta l’orario rigido della programmazione).
Logico che fino a questo punto il raggiungimento dei target, da parte degli inserzionisti, era abbastanza semplice.
Già con l’arrivo dei supporti magnetici (VHS) e poi di quelli digitali (DVD), anche la componente temporale ha subito una variazione sostanziale complicando non poco la vita ai pubblicitari.

Tra evoluzioni tecnologiche ed evoluzioni umane, ne sono convinto, c’è sempre stato un rapporto reciproco: l’uomo si evolve e cambia la tecnologia, che evolvendosi cambia l’uomo. Un circolo virtuoso che molti chiamano progresso e che fa esclamare a molti altri (i più spaventati) “dove andremo a finire di questo passo!

La rivoluzione digitale degli ultimi 15-20 anni ha anche modificato i comportamenti di noi utenti della comunicazione. Siamo tutti diventati più distratti, più distraibili e più smaliziati nel riconoscere (e possibilmente evitare) la pubblicità. E’ sempre più difficile raggiungerci, e riusciamo a difenderci sempre meglio dai messaggi persuasivi.

Per non morire, la pubblicità deve riuscire a cambiare i propri linguaggi, stili, modi e tecniche.
Saprà modificarsi da sola? Investitori, agenzie e consulenti saranno in grado di capire il cambiamento importante che è già avvenuto o continueranno imperterriti a ripercorrere le strade già battute sin dai primi anni del Novecento?

feb 5






La vorrei così. Senza capi e senza barriere.
Nè verticale nè orizzontale.
Fluida. Agile. Multiforme.
Senza riunioni operative.
In beta permanent meeting.

Con Kevin Roberts ad ispirare utopie,
Maurizio Goetz a studiare i modelli per applicarle
e Seth Godin ad insegnare
come chiedere permesso e Steve ad occuparsi un po’ di tutto.

Da una parte Valeria Maltoni e
tutti quelli di Fast Company passano tutto
il giorno a conversare, di user experience e di interazioni,
con David Armano e quelli di Experience Matters.
Ispirati da Jesse James Garrett.

Dall’altra, la parte operativa è assicurata da Luca e
gli Sketchin girls & boys.
Con il supporto di Alberto che
tra una meta ed un wireframe, scambia idee con Jared Spool

Un’agenzia così non ha timori, perchè alle PR ci pensa Enrico,
mentre di virale e media emergenti se ne occupano Gianluca e Fluido.

La noia viene tenuta a debita distanza dalle
[mini]chicche di Gianluca,
con l’information techology affidato ad
Andrea e Simone non si corrono rischi.

Se è vero che di social networks non può che occuparsene Roldano,
il knowledge management è appannaggio di Stefano Epifani.

Questa agenzia esiste. E’ nella blogosfera.
Fluida. Agile. Multiforme.
E domani potrebbe già  essere diversa.

Update: difatti è già  diversa. Andrei punito per aver dimenticato al blogging Elisondo