Feb 5






La vorrei così. Senza capi e senza barriere.
Nè verticale nè orizzontale.
Fluida. Agile. Multiforme.
Senza riunioni operative.
In beta permanent meeting.

Con Kevin Roberts ad ispirare utopie,
Maurizio Goetz a studiare i modelli per applicarle
e Seth Godin ad insegnare
come chiedere permesso e Steve ad occuparsi un po’ di tutto.

Da una parte Valeria Maltoni e
tutti quelli di Fast Company passano tutto
il giorno a conversare, di user experience e di interazioni,
con David Armano e quelli di Experience Matters.
Ispirati da Jesse James Garrett.

Dall’altra, la parte operativa è assicurata da Luca e
gli Sketchin girls & boys.
Con il supporto di Alberto che
tra una meta ed un wireframe, scambia idee con Jared Spool

Un’agenzia così non ha timori, perchè alle PR ci pensa Enrico,
mentre di virale e media emergenti se ne occupano Gianluca e Fluido.

La noia viene tenuta a debita distanza dalle
[mini]chicche di Gianluca,
con l’information techology affidato ad
Andrea e Simone non si corrono rischi.

Se è vero che di social networks non può che occuparsene Roldano,
il knowledge management è appannaggio di Stefano Epifani.

Questa agenzia esiste. E’ nella blogosfera.
Fluida. Agile. Multiforme.
E domani potrebbe già  essere diversa.

Update: difatti è già  diversa. Andrei punito per aver dimenticato al blogging Elisondo

Mag 15






Pistoleros

Splendida immagine su Repubblica.it un’oretta fa circa.

Non c’è che dire, proprio uno splendido esempio di advertising pertinente nonchè frutto di un planning ineccepibile.

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Apr 20






La cosa che mi piace della trasmissione “I Raccomandati” in onda su raiuno in questo preciso istante, è il titolo. Il quale la rende la prima vera ed unica trasmissione-specchio della società italiana.
Il format è semplice: ci sono delle esibizioni in tv di alcuni individui, i raccomandabili, parenti o amici di presunti vip, i raccomandatari, che a loro volta sono raccomandati da qualcuno più in alto e così via.

Finalmente qualcuno che istituzionalizza il costume italiano. Perchè dobbiamo fingere di essere diversi da come siamo?

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Mar 29






Tanto per non sembrare un trascuratore di blog propri, ecco qualche pensiero di questi giorni:

  • La Chiesa non perde occasione per tenere la bocca chiusa. La lettera del neo-guardiano-della-fede Bagnasco mi ha fatto rabbrividire. Uno stato sovrano intima ai parlamentari di un altro stato sovrano, di non votare la legge sui DICO oppure…chissà che succederà.
  • L’Iran ha arrestato 15 marinai inglesi, colpevoli secondo lo stato islamico di aver invaso le acque territoriali iraniane. Londra smentisce. Lo stato sovrano d’Iran intima allo stato sovrano di Gran Bretagna, di ammettere lo sconfinamento oppure…chissà che succederà.
  • C’è diversa gente in Rete e fuori, che rappresenta alla perfezione il classico detto “fate come dico, non fate come faccio”.
  • Il progetto Bloglab è in fase di partenza. Ho espresso a Stefano Epifani il mio scetticismo. Non sul progetto in sè, ma sull’eccessiva convinzione che bisogni progettare tutto, anche i blog, che continuo a ritenere la massima espressione della spontaneità comunicativa. Sarò smentito? Lo auguro a tutti i futuri progettisti di blog.
  • Sto leggendo Il Banchiere dei poveri di Mohammad Yunus, premio nobel per la pace. Entro questa vita devo stringere la mano a quell’uomo, o la mia esistenza non potrà dirsi completamente soddisfacente.
  • Qui non si è parlato di Italia.it e del logo dello scandalo, essenzialmente per mancanza di tempo. Tanto per fare un po’ il radical-chic dico che non l’ho fatto per evitare di aumentare il rumore già assordante sull’argomento.
  • Qui non si parla di moda e fashion, quindi qui non si parla di Second Life. Tantomeno lo si linka. Pazienza se Repubblica ci sta facendo un corso di storia e se Gabetti ci ha aperto una second-filiale.
  • La cdl ha fatto una figura barbina nel votare contro la missione in Afghanistan al Senato. I politici fanno schifo, va bene. Ma i non-politici che siedono comunque in parlamento?

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Dic 22






(articolo pubblicato oggi su Comincialitalia.net)

Ogni linguaggio è lo specchio del popolo che lo parla. I popoli latini hanno una forma di linguaggio simile tra loro – infatti si assomigliano anche somaticamente – caratterizzato dalla musicalità e da suoni dolci e calorosi, esattamente come la gente che parla quelle lingue. Allo stesso modo la durezza caratteristica dei linguaggi nordici rispecchia la rigidità climatica delle terre dove tali lingue sono parlate e dei popoli che le abitano. Non sono un antropologo né tantomeno un linguista ma credo, senza tuttavia addurre prove empiriche che questa sia una verità abbastanza valida ed accettabile.

Anche per i politici. Ed in maniera ancora più evidente se si parla di quelli italiani.

Il linguaggio di chi si fregia dell’onore di rappresentarci nelle istituzioni è esattamente come chi lo parla. Confuso, imbroglione, tendenzioso, e bugiardo. E potrei continuare all’infinito inserendo tutta una serie di aggettivi via via meno simpatici. Eppure questa casta di eletti – nel vero senso della parola – ha sviluppato con il tempo una tecnica particolarmente innovativa di espressione del pensiero e delle attività nota come Trd o Tecnica della Rivelazione Dissimulata.

Mentore ed inventore di questa straordinaria strategia comunicativa fu un Cavaliere senza cavallo, il quale applicò le straordinarie potenzialità della Trd nell’ambito politico dopo il successo incredibile ottenuto nei campi dell’editoria, della grande distribuzione, dell’edilizia, della produzione cinematografica, della finanza e della massoneria deviata.

La tecnica non è particolarmente complicata e la spiegherò con qualche esempio puramente casuale e fantasioso.

Prendiamo il caso in cui un Presidente del Consiglio abbia la necessità impellente di sistemare qualche piccola bega giudiziaria, che ne so, ad esempio un divieto di sosta, una condanna, un qualche processo SME o un All Iberian qualsiasi, un falso in bilancio, una corruzioncina, un Lodo Mondadori, una frode fiscale. Per aggiustare queste quisquilie giudiziarie si fa un paio di leggi ad personam. E non lo fa sottobanco. Lo fa con la sfacciataggine tipica del colpevole, più che con la timidezza caratteristica dell’innocente.
Ecco una corretta applicazione della Trd. Fare le cose alla luce del sole in modo da corrucciare la fronte della signora Opinione Pubblica, che giustamente si chiede “E’ mai possibile che uno compia malefatte in modo così evidente? No dai è impossibile. Chi fa qualcosa di losco lo fa di nascosto e senza farsi vedere e non è questo il caso”.
E’ su questo che fa leva la Trd: smascherare all’apparenza le macchinazioni occulte al fine di attuarle nascondendole ancora di più.

D’altronde se entri in banca a volto coperto sei lì per una rapina, se entri a volto scoperto sei lì per un prelievo. Poco conta se il passamontagna lo indossi dopo.

Come avete visto la Trd è all’apparenza molto semplice da applicare, tuttavia se cade in mani sbagliate può rivelarsi letale contro sé stessa.

Prendiamo ad esempio un altro Presidente del Consiglio che abbia la necessità impellente di restare seduto sulla sua comoda poltrona di velluto porpora il più possibile. Non può far altro che erogare oboli in favore dei fidi alleati servendosi della Trd, ora con un emendamento sulla prescrizione dei reati contabili, ora togliendo il tetto agli stipendi dei manager che era stato promesso in campagna elettorale, ora tagliando i finanziamenti alle università pubbliche ed alla ricerca senza tagliare sui costi della politica, ora regalando 100 milioni di euro alle università private (in larga parte cattoliche) oltre ad altre agevolazioni.
Sembrerebbe proprio una corretta applicazione della tecnica, se non fosse per un aspetto che in pochi hanno considerato: il disequilibrio tra la rivelazione e la dissimulazione a vantaggio di quest’ultima. Purtroppo per il carissimo signor Presidente la maggior parte delle soluzioni proposte sono state concretizzate in un cono d’ombra che ha insospettito la signora Opinione Pubblica.
L’abitudine ad agire in modo poco evidente si è rivelata funesta per le sorti del Presidente e dei suoi prodi alleati.

La vadano ad imparare da chi la sa usare, chè la tecnica della rivelazione dissimulata è arte troppo sopraffina per degli inetti e non si può improvvisare dalla sera alla mattina.

Inoltre speriamo che si decidano a fare una legge sull’eutanasia estendendola anche agli organismi politici cosicchè, resisi conto di essere moribondi e malati terminali di disonestà intellettuale prima che truffaldina, possano porre termine alle proprie sofferenze, ma soprattutto a quelle della signora Opinione Pubblica.

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Dic 14






Segnalo molto volentieri, oltre che in colpevolissimo ritardo, la mia partecipazione al giornale online Comincialitalia.net.

Tutto è cominciato il giorno in cui leggendo un commento a questo blog, ho ricevuto la segnalazione di Donatella Papi, direttrice di Comincialitalia.net, circa questo esperimento di citizen journalism con un invito a partecipare.
Mi sono preso un periodo di studio in cui ho analizzato le dinamiche del giornale oltre che la bontà del progetto ma alla fine non ho potuto far altro che aderire.

Invito tutti gli interessati a partecipare attivamente.

PS: tra l’altro è stato pubblicato il mio primo articolo, un commento sull’eutanasia dal titolo: Eutanasia. Superare la barriera del dogma, potete leggerlo per intero qui.

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Dic 8






In questi giorni su fluido si è sviluppato un interessante scambio di opinioni sul tema dei business/corporate blog.

La blogosfera è considerata dal mondo dell’impresa prevalentemente come un’entità da sfruttare, uno strumento su cui investire, quasi una scelta obbligata in questi tempi di duepuntozero dove tutto sembra più dettato dalla moda transitoria che dalla necessità reale di un’apertura verso le tanto osannate conversazioni.

Questa ignoranza, intesa nel senso migliore del termine ovvero

inconsapevolezza di chi, all’oscuro di fatti o situazioni, vive sereno senza apprensioni o dubbi
(fonte
DeMauro-Paravia)

è un boccone troppo prelibato per alcune agenzie, che infatti non si lasciano sfuggire l’occasione di vendere l’invendibile.
Spesso addirittura nascondendosi dietro squallide esternazioni di buona fede tipo: meglio di niente o il peggiore almeno diamo qualche timido segnale di apertura anche in Italia.

Dare segnali di apertura verso le nuove tecnologie non significa fare porcherie (la rima è spontanea, lo giuro), e se non vogliamo proprio parlare di etica d’impresa (e ce ne sarebbero di cose da dire), possiamo semplicemente dire che è una questione di rispetto verso il target.
In mancanza di dati ufficiali, che sono sicuro stanno da qualche parte, credo che la maggior parte dei lettori di blog, sia a sua volta blogger.

Cosa significa questo?

Partiamo dal presupposto che l’obiettivo di un blog aziendale è generare conversazioni positive intorno al brand/prodotto/servizio/azienda.
Le conversazioni positive nella blogosfera si generano spontaneamente, quindi non c’è spazio per la persuasione o per i comportamenti indotti. I blogger tutto questo lo sanno, e presumibilmente è per questo motivo che ne hanno aperto uno: per esprimere liberamente la propria opinione in una rete sociale, al riparo da prevaricazioni ed influenze. Priva di una vera e propria autorità di controllo, la blogosfera ripudia ed allontana in maniera completamente autonoma le mele marce. Esattamente come il corpo umano espelle gli scarti.

Arrivo al dunque: nella blogosfera non c’è spazio per le bugie, gli inganni e le persuasioni. Ci possono essere in pubblicità, nel direct-marketing, nei comunicati stampa, nelle pubbliche relazioni, nei contenuti dei convegni (dove nessuno è attento al discorso più di quanto non lo sia verso la signorina in tailleur che da li a poco offrirà da bere al coffee break) ma non nella blogosfera.

Ecco perchè non credo nella bontà, e nella buonafede del 98,94% (stima approssimativa) dei progetti di blog aziendale venduti da apposite e *fantomatiche* agenzie.

Il blog è spontaneo, se un’azienda sente il bisogno di aprirlo, lo fa da sè, senza che nessuno le insegni come fare. Se l’azienda non recepisce questo bisogno molto probabilmente non ha necessità di un blog aziendale.

Sono del parere che gli esperti di comunicazione debbano sussurrare l’esistenza dei blog alle aziende, senza urlargliela con proclami entusiastici, e senza tenere i piedi ben piantati in aria. Le aziende sapranno capire da sole se sono pronte ad aprirsi alle conversazioni, sapranno capire se non è il momento o se non è affatto il caso.

Solo perchè i mercati sono conversazioni, non è detto che bisogna vendere chiacchiere vuote.

Non è il Vietnam, è la blogosfera, ci sono delle regole cazzo!

avrebbe parafrasato Walter ne “Il Grande Lebowski“.

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Lug 12






La più grande raccolta di luoghi comuni su Scienze della Comunicazione.
Cose che ti aspetti da Calderoli, piuttosto che da un incanutito ultracinquantenne che scrive su una delle testate più famose (dopo quella di Zidane a Materazzi) del panorama giornalistico nazionale.

Ecco qualche stralcio (ma vi invito a leggere l’articolo il post completo.):

Quel corso di laurea non solo non vi darà la preparazione necessaria a lavorare nei media, per i quali credo non esistano (e forse è una fortuna) vere e proprie istituzioni che possano preparare fino in fondo.

Ho incontrato ragazzi che… volevano fare una tesi su internet. Ha fatto delle ricerche su Google? “Sì, eccole”. E capivi parlando che la ricerca su Google non era stata fatta, o che era stata fatta senza quel “raffinamento” che è il frutto di mille e mille volte che devi lambiccarti su un problema ed imparare a sgrossarlo, a renderlo sottile e lucido come un sasso consumato dal mare.

Scappate, ragazzi: verso una facoltà seria, una di scienze “dure”, una che vi faccia “fare il mazzo” sui libri e che bocci senza pietà agli esami o meglio che vi faccia spendere tanto tempo in sessioni di lavoro comune, con i i professori e gli altri studenti, con tanto lavoro finalizzato al metodo e in uno spirito di gruppo.

Signor Zambardino, non è che questo becero generalizzare, che non ci si aspetta da un Giornalista come lei, nasconde un terrore latente di essere messo da parte? Non è la paura di scoprire che nell’esercito dei nuovi comunicatori (circa 100mila secondo le stime) ci possa essere qualcuno che intacchi la sua invidiabile (non da tutti) posizione? Ci sono decine di corsi di laurea attrezzati come efficienti parcheggi multipiano, eppure concentra il suo astio solo nei confronti di SdC.

Stia tranquillo Zambardino, il suo posto è al sicuro grazie all’ Ordine dei Giornalisti. Almeno finchè San Bersani (Pierluigi il ministro, non Samuele il cantante *) non decida di interrompere quel terribile tanfo di vecchio che appesta il panorama della comunicazione italiana.

*: la nota è per TUTTI gli studenti di SdC. Meglio specificare, ignoranti come sono siamo.

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Apr 28






E’ in formato 12×16, in bianco e nero, precisamente in toni di grigio e con un contrasto maggiore di quello dell’inchiostro sulla carta, quindi maggiore leggibilità e nitidezza.
Sto parlando dell’esperimento che Repubblica concederà a 300 fortunati tester (invidia invidia invidia). A partire da luglio infatti il quotidiano potrà essere letto anche grazie ad iLiad, un lettore elettronico dotato di connessione wi-fi. Basterà semplicemente premere un pulsantino per ricevere l’edizione del giornale via Internet.
E questo è solo l’inizio. Dietro l’angolo ci sono importanti sviluppi come l’aggiunta del colore, la riproducibilità di audio e video e, udite udite, la possibilità di arrotolarlo come se fosse un giornale vero.
Fantascienza?

Mar 29






Aldo Montano questa sera potrebbe uscire dalla Fattoria e potrebbe non riabbracciare la sua fidanzata, Manuela Arcuri. Pare infatti che negli ultimi tempi la formosa attrice (!!) si sia riavvicinata al suo storico ex Francesco Coco.
Pensiero spontaneo: Non c’è proprio niente di importante da dire al TG5 della sera? Evidentemente no.
Pensiero smentito. Seguono 10 secondi sull’andamento di Wall Street.
Senza parole
Pare che al TG5 abbiano una strana concezione dell’Agenda Setting (in due parole: processo di determinazione della rilevanza delle notizie).

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