ott 7






In qualche post fa (vedi Codice Internet: Voglio scendere) ho espresso i miei dubbi su Codice Internet e sul fatto che ogni cosa riguardi Internet deve essere trattata come un business.

Oggi ho capito davvero a cosa serve Codice Internet: é semplicemente un nuovo canale di marketing. Un modo vecchio di fare marketing vecchio. D’altronde a vedere gli sponsor, cosa potevamo aspettarci?
(#)

ott 3






La signora Cristina Pereira, di Encarnación (Paraguay), 32 anni 3 figli e un compagno che lavora lontano per consentirgli a malapena di pagare le spese mensili. Ha un minuscolo negozio di alimentari nel suo paese ma gli avventori del locale pare siano ghiotti di vino argentino e soda, solo che il vino argentino e la soda costano troppo e non può permettersi di farne una scorta. Così la signora Cristina Pereira ha chiesto un prestito di 500 dollari promettendo che li restituirà entro 12 mesi.

Per fortuna alle persone perbene non è concesso entrare nelle banche – forse per evitare che contagino banchieri e finanzieri con il germe dell’umiltà – così Cristina ha ottenuto il suo finanziamento grazie al microcredito in poche ore.

Ho prestato (non donato) 25 dollari a Cristina tramite Kiva, un sito che utilizza la potenza della Rete per cercare microfinanziatori che facciano microfinanziamenti nei paesi in via di sviluppo.

Kiva funziona così:

      1. Scegli un progetto da finanziare ed effettui un prestito (minimo di 25 dollari)
      2. Kiva gira i soldi alla sua rete di partner che si occupa della distribuzione e degli andamenti dei progetti
      3. l’imprenditore riceve i soldi e porta a termine il suo progetto, cresce con la sua attività e con i nuovi guadagni può ripagare il debito (raramente, molto raramente, succede che il debito non venga ripagato. Molto spesso invece viene ripagato in anticipo)
      4. Kiva ti restituisce la quota che hai prestato
      5. a questo punto puoi scegliere se reinvestire la quota in altri progetti, oppure riprendere i tuoi soldi (l’80% reinveste la somma, spesso aumentandola)

Commuoversi leggendo un libro e tenere una foto di unUomo appesa davanti alla scrivania come monito e guida, è una cosa che ti lascia sensazioni intense. Mettere in pratica nella vita di ogni giorno quegli insegnamenti e sentire di aver fatto una cosa giusta, invece, ti proietta verso l’infinito.

PS: Questa è la mia pagina personale (http://www.kiva.org/lender/enzosant) su Kiva. Ti aspetto.
PPS: Grazie a Massimo perchè ho scoperto Kiva leggendo un suo post. Quando si dice la blogosfera che funziona

set 26






Il titolo si spiega da sé, ma è necessaria una premessa.

La parte attiva della Rete (quella che i blogger, vip o meno, chiamano parte abitata), durante il mese di luglio è stata scossa da un video caratterizzato da un obiettivo oltremodo ambizioso:

Codice Internet è un progetto, fatto di eventi/iniziative in tutta Italia, per divulgare Internet in Italia, per diffondere la Rete e la cultura del web alle persone. (#)

Le premesse – ottime in partenza – mi hanno spinto a registrarmi, così come altri miei amici con cui condivido dei valori che – per noi – non sono trattabili con compromessi di alcun tipo.
Purtroppo l’estate alle porte mi ha costretto a non partecipare ad alcuna discussione causa meritate vacanze. Al rientro settembrino scopro che il progetto è andato avanti ed ha allargato la base dei partecipanti. Solo che forse si è allargato un po’ troppo.

Non credo che per spiegare internet alle persone, si debbano fare incontri a Milano con esponenti dei media tradizionali. Proprio quelli che demonizzano internet sui loro schermi ogni tre per due. Non è l’evento fighetto bloggerchic – a mio avviso – lo strumento giusto per spiegare internet alle persone.

Cosa possono saperne di Rete Emilio Carelli e/o Claudio Cecchetto? Come vogliono divulgare internet alle persone? Con una diretta fiume di 40 ore ininterrotte di Gioca-Jouer su SkyTG24?

Bisogna andare da mia nonna a spiegarglielo (era un esempio, a lei lo spiego già io), bisogna andare dai contadini lucani a spiegargli perchè internet è importante e come potrebbe impattare sul loro lavoro. Bisogna andare per le strade a parlare con la gente.

Usare la Rete per imparare e crescere professionalmente e culturalmente permette di creare un bagaglio di esperienze tendenzialmente infinito. Se non lasciamo qualcosa nel mondo vero – quello offline per intenderci – questo bagaglio a lungo andare diventa un peso.
Rinchiudersi in circoli elitari e pontificare sul nulla più assoluto non credo sia il modo corretto di portare la Rete fuori dalla Rete.

Per questo esco da Codice Internet, senza avervi peraltro mai partecipato attivamente. Io continuerò a fare come sto facendo. Male non può fare. Al massimo mi perdo qualche aperitivo trendy con qualche deficiente che definisce l’11 settembre “un’idea creativa della madonna” (via Marco Camisani Calzolari).

mag 26






spaghetti and ketchup

In attesa di trovare il tempo per andare a comprare il libro di Marco Massarotto:

Le 5 cose da non fare (a me) nelle internet pr:

  1. Non essere formale con me
  2. Non c’è motivo che guardi il mio profilo su linkedin, leggi il mio blog o mi peschi casualmente sui centocinquantamila social network dove sono presente, se poi devi dirmi: “abbiamo valutato il suo profilo e crediamo che sia conforme alle nostre politiche in merito alla formazione della futura classe dirigente bla bla bla“. Meglio se cominci con un cordiale “AHO!“.

  3. Non avere un atteggiamento seriale
  4. Se mi iscrivo allo IAB Forum Roma 2008, e poi per un motivo o per l’altro non posso venirci, non mandarmi email dove mi inviti a scoprirne di più sulla tua *meravigliosa* piattaforma di e-mail marketing “a seguito dei contatti intercorsi allo IAB Forum“. Se proprio non volevi ricopiare a manina gli indirizzi email di chi aveva davvero parlato con te, almeno potevi farti dare un database profilato con gli iscritti partecipanti. Se mi tratti come tutti gli altri e non mi fai sentire speciale, come posso darti retta?

  5. Non credere che io sia uno stupido
  6. Se i mercati sono conversazioni, la moneta che si usa è la sincerità. Se sei un’automobile e ti proponi come mia amica su facebook, pensi che io sia uno stupido. Se mi proponi di entrare come manager nella tua banca, non hai mai letto il mio blog, dove esprimo più volte cosa ne penso del tuo capo, e la mia opinione sulle banche. Quindi pensi che io sia stupido.

    E se io sono stupido, perchè mi vuoi come amico o mi offri un posto di *responsabilità* (considerando che sono neolaureato, e nemmeno nel tuo settore)?

  7. Non travestirti da 2.0
  8. Se credi che 2.0 sia una moda, uno stile grafico basato su gradienti e bottoncini gommosi, o una cosa improvvisata lascia perdere. Forse dovresti continuare a fare quello che hai sempre fatto. Un’azienda 1.0 che gioca a fare la figa è come un trans che non si fa la barba. Da lontano uno può pure cascarci, ma da vicino si vede che non sei uomo donna (a meno che tu non sia Ronaldo, ma questa è un’altra storia).
    2.0 è la cultura aziendale, non lo strumento che usi per diffonderla.

  9. Non offrirmi spaghetti al ketchup
  10. Perchè vorrebbe dire che non hai rispetto nè di me, nè degli spaghetti :P

(foto di Bill Rohel)

mar 29






Tanto per non sembrare un trascuratore di blog propri, ecco qualche pensiero di questi giorni:

  • La Chiesa non perde occasione per tenere la bocca chiusa. La lettera del neo-guardiano-della-fede Bagnasco mi ha fatto rabbrividire. Uno stato sovrano intima ai parlamentari di un altro stato sovrano, di non votare la legge sui DICO oppure…chissà che succederà.
  • L’Iran ha arrestato 15 marinai inglesi, colpevoli secondo lo stato islamico di aver invaso le acque territoriali iraniane. Londra smentisce. Lo stato sovrano d’Iran intima allo stato sovrano di Gran Bretagna, di ammettere lo sconfinamento oppure…chissà che succederà.
  • C’è diversa gente in Rete e fuori, che rappresenta alla perfezione il classico detto “fate come dico, non fate come faccio”.
  • Il progetto Bloglab è in fase di partenza. Ho espresso a Stefano Epifani il mio scetticismo. Non sul progetto in sè, ma sull’eccessiva convinzione che bisogni progettare tutto, anche i blog, che continuo a ritenere la massima espressione della spontaneità comunicativa. Sarò smentito? Lo auguro a tutti i futuri progettisti di blog.
  • Sto leggendo Il Banchiere dei poveri di Mohammad Yunus, premio nobel per la pace. Entro questa vita devo stringere la mano a quell’uomo, o la mia esistenza non potrà dirsi completamente soddisfacente.
  • Qui non si è parlato di Italia.it e del logo dello scandalo, essenzialmente per mancanza di tempo. Tanto per fare un po’ il radical-chic dico che non l’ho fatto per evitare di aumentare il rumore già assordante sull’argomento.
  • Qui non si parla di moda e fashion, quindi qui non si parla di Second Life. Tantomeno lo si linka. Pazienza se Repubblica ci sta facendo un corso di storia e se Gabetti ci ha aperto una second-filiale.
  • La cdl ha fatto una figura barbina nel votare contro la missione in Afghanistan al Senato. I politici fanno schifo, va bene. Ma i non-politici che siedono comunque in parlamento?

Technorati tags , , , , ,

set 28






Più o meno 10 mesi fa scrivevo a proposito della mia probabile tesi sul business blog.

In questi dieci mesi sono cambiate un sacco di cose, in particolare ho assistito all’eclissi della mia visione idealistica della comunicazione online. Vado al punto: non credo più nei business blog!

Il cluetrain manifesto sarà pure un documento carico di speranze e di buone intenzioni ma ogni tanto bisogna scontrarsi con la dura realtà e scoprire che fondamentalmente le aziende se ne sbattono di aprirsi ai consumatori, sentirne i consigli ed assecondarne le esigenze.

Ho visto aziende usare i blog come un detersivo per lavare le magagne, ho visto aziende chiamare blog degli ibridi che non saprei come definire, ho visto i guru della blogosfera nostrana diffondere il verbo della comunicazione pulita, riempirsi la bocca di parole come tools, brief, target e riempire in realtà solo le proprie tasche. Ho visto questi predicatori che arringavano il pubblico profumatamente pagante e lo ammonivano sugli errori da non commettere, e poi, una volta tornati a casa propria, stuprare l’etica aziendale di cui tanto amano riempirsi la bocca ed abbandonarla come una prostituta all’angolo della strada. In totale devozione al primo comandamento: fate come dico ma non fate come faccio.

Come potevo ancora credere in quei princìpi dopo questo scontro frontale? Come potevo scrivere una tesi di laurea su un argomento in cui non avevo fiducia?

Anche per questo ho abbandonato il blog al suo destino. Non lo sento più mio. Sento che qualcosa del nostro legame si è rotto e ci trasciniamo a vicenda finchè dura.

Intanto le cose sono andate avanti, sto attraversando un periodo positivo da diversi punti di vista. Mi hanno accettato un progetto di tesi che mi sta entusiasmando non poco. Sempre in ambito pubblicitario ma molto più convenzionale. Poi ci sono progetti nuovi e diverse idee da realizzare.

Hasta luego

Technorati Tags: , , , ,

apr 4






Se anche tu ti senti chiamato in causa dalle parole di Berlusconi non vergognarti ad essere quello che sei davvero: un coglione.
Esponi anche tu il badge coglione sul tuo sito o blog.

E’ semplicissimo, basta copiare uno dei codici HTML qui sotto ed incollarlo sul tuo sito subito dopo il tag BODY.

IO SONO UN COGLIONE -destra

IO SONO UNA COGLIONA -destra

IO SONO UN COGLIONE -sinistra

IO SONO UNA COGLIONA -sinistra

Passaparola!

UPDATE 2: Ho aggiunto anche le altre versioni del badge. Questa volta ho pensato anche alle gentili signore e signorine. Ed a chi vuole metterlo a sinistra anzichè a destra. Ambosessi ovviamente.

UPDATE 1: ecco la lista (sicuramente incompleta) dei coglioni che hanno messo il badge coglione sul loro blog. Segnalate se non siete nella lista.

Read the rest of this entry »

mar 29






Sottotitolo: Quando c’era la libertà d’espressione.

L’ennesima dimostrazione dell’arroganza di alcune aziende nei confronti dei suoi interlocutori (non solo consumatori) si è avuta recentemente quando il Tribunale di Alba ha intimato a Stefano Bonilli (direttore del Gambero Rosso) di cancellare un post dal blog Papero Giallo per lesa reputazione di un prodotto e dell’immagine dell’azienda produttrice.

La richiesta viene dalla Distilleria Levi Serafino produttrice della Grappa Levi. Di quali colpe si sarà macchiato il blogger (nonchè giornalista professionista)?

Ipse Scriptit (non so se si dice così) :

(…) le sue bottiglie, con etichette disegnate a mano, sono diventate famose nel mondo. Ma qui non stiamo parlando di un pittore ma di un produttore di grappa e allora bisogna anche aggiungere che bere un sorso della grappa di Romano Levi vuol dire bere un sorso di alcol metilico, il che ha ben poco di ecologico. Bisogna dire che dal suo vecchio alambicco (forse è troppo vecchio?) a fuoco diretto esce una grappa che, con un eufemismo, definiremmo “pesantissima” e che le etichette saranno anche belle ma la grappa no, non è “bella”. Provare per credere.”

Poche semplici considerazioni:

  • Le aziende sono lontane anni luce da quello che io (e per fortuna non solo io) intendo per comunicazione d’impresa
  • Simili atteggiamenti censori si possono trasformare in clamorosi boomerang contro l’azienda. Nonostante io non sia un consumatore di grappe et similia, sarò pronto a sconsigliarne l’acquisto se si dovesse verificare la situazione
  • Censurare un blog, e censurare in generale, mi sembra una soluzione in barba alla Costituzione ed ai principi che la ispirarono 60 anni fa (ma di questo aspetto abbiamo esempi ben peggiori)
  • Comprendo la rosicata tremenda dell’azienda nel leggere quelle parole, ma quando certe cose te le dice una pubblicazione così autorevole qualche campanello d’allarme deve scattare
  • Piuttosto avrei contattato amichevolmente l’autore di tale commento per consigliare un assaggio più approfondito. Magari con un invito a visitare gli impianti di produzione e considerare le sue critiche come base di partenza per una eventuale miglioramento del prodotto. Questo è il marketing positivo!

Quando capiranno che il cluetrain non scherzava affatto?

Technorati Tags: , , ,

gen 21






Premessa
L’evoluzione umana ha avuto varie tappe lungo varie ere. Mi guardo bene dal dilungarmi sull’elenco delle stesse anche perchè sarei il primo a rimanerne annoiato. Non ho certo le competenze sociologiche necessarie per un’analisi completa quindi mi fermerò ad un livello superficiale, rimandando l’approfondimento a quanti vorranno partecipare (anche perchè così saremmo perfettamente on topic).

Disclaimer
Attenzione post molto lungo, può provocare profonde riflessioni, aprire con cautela.

Read the rest of this entry »

dic 21






Era da tempo che si profilava una situazione del genere ma ora è ufficiale: Yahoo ha scelto Wordpress come piattaforma blog per il suo servizio di hosting.

PS: non è gratis, quindi molto meglio installarsi Wordpress da soli.

« Previous Entries