ott 30






conversation

Come avevo già preannunciato, questo post è la continuazione del precedente in cui mi chiedevo: Come si misura l’efficacia di un’azione di Social Media?
Senza addentrarmi in tecnicismi senz’altro più consoni ad uno studioso che ad un semplice appassionato, credo che la bontà di un’azione, soprattutto nei social media, si possa valutare a posteriori. Per questo voglio raccontare una cosa che ha rappresentato per me la prima vera esperienza nel mondo del social media marketing.

Come tutti i 20 (o quasi) lettori di questo blog sapranno, mi occupo di Social Media e Web Marketing per Gruppo Toscano, una società attiva nell’intermediazione immobiliare diffusa su tutto il territorio nazionale grazie a circa 300 agenzie tra dirette ed affiliate in franchising.

Uno dei primi progetti portati avanti ha riguardato il monitoraggio della reputazione online del marchio. Ovvero la raccolta di risposte alle seguenti domande:

  • La gente sul web parla di noi?
  • Cosa dice?
  • Come percepiscono il settore immobiliare?

Gruppo Toscano ha un Corporate Blog che ha un discreto volume di traffico e di interazione con i suoi pubblici: interni (tutta la rete Toscano, agenti, segretarie, affiliati, dipendenti), clienti (chi ha venduto o acquistato casa) ed esterni (semplici interessati al mercato immobiliare).

Qualche tempo fa si è dibattuto molto sul tema della bolla immobiliare grazie ad un post del presidente Ilario Toscano in cui si esprimeva il suo parere sul fenomeno della bolla immobiliare. Dalle centinaia di commenti a quel post (ora siamo a 900 precisi) sono nati altri post caratterizzati da scambi anche accesi tra i partecipanti. La posizione dell’azienda è stata quella di non censurare ma dare spazio e risposte – quando possibile – anche alle opinioni contrastanti.

Questa mossa è stata letta come sintomo di imprudenza da parte di alcuni commentatori, al punto che hanno aperto un thread apposito in un forum dedicato alla bolla immobiliare.

Poichè in alcuni punti veniva travisato il punto di vista ufficiale dell’azienda, abbiamo deciso di rivelarci ed andare a spiegare anche lì nel forum (nella fossa dei leoni, direbbero alcuni) quello che l’azienda aveva da dire. La mia collega Alessia ha cominciato a scrivere e ad interagire con i forumisti, i quali inizialmente erano increduli al fatto che l’azienda fosse andata a parlare proprio con loro tra di loro.

Il dibattito è andato avanti per diverso tempo ed ha consentito di creare un clima di rispetto da entrambi i fronti che ha avuto come culmine il momento del lancio del comunicato stampa di luglio, dove si presentavano i dati relativi al mercato immobiliare del semestre appena trascorso. Per la prima volta il comunicato è stato scritto sul corporate blog, segnalato sul forum (indipendente, ricordiamolo) e commentato quasi in diretta, prima che lo stesso arrivasse ai giornalisti (cui era indirizzato, tra l’altro).

Se da parte dell’azienda, l’apice del rapporto con questi attenti commentatori del mercato è stato il momento del comunicato, da parte dei forumisti è stato fatto un passo che ci ha lasciati tutti spiazzati.

Hanno organizzato una cena, a Roma, a casa di uno di loro per conoscersi meglio, ed hanno invitato Alessia a partecipare!

Un’azienda conversa online con le persone, stabilisce un legame di rispetto e dopo un po’ le persone invitano l’azienda a cena. Il social media che diventa social ebbasta. Dall’online all’offline.

Tornando alla domanda iniziale: che dite, questa strategia di social media è riuscita oppure no?

Eppure a volte è così semplice: basta essere sinceri, trasperenti, sè stessi. Basta abbandonare gli approcci tipici del marketing aggressivo e i linguaggi della pubblicità. Le persone non odiano i brand, vogliono solo servizi migliori. E il modo migliore di dargli un servizio migliore è ascoltare cos’hanno da dire.
Un’azienda che tratta un prodotto/servizio assolutamente offline ci sta riuscendo e lavora da due anni in questa direzione. Vi assicuro che aprirsi è più facile di quanto si possa pensare!

(la foto è di KimberlyFaye)

ott 22






Misurare i social media

La quadratura del cerchio di una strategia di digital marketing consiste – per semplificare – nell’abbassare i costi aumentando le conversioni. Se ne parla da più di dieci anni ormai e le metriche di valutazione della riuscita di una campagna online sono abbastanza acquisite e riconosciute universalmente. Certo ci sono mille altre variabili, ma grosso modo il succo è questo.

Altrettanto assimilata è l’impossibilità di chiamare “campagna” una strategia di social media marketing. In questo caso è più opportuno parlare di presenza. Poichè non voglio dilungarmi nell’annosa questione delle definizioni, possiamo riassumere dicendo che la differenza tra campagna e presenza la fa la componente temporale: una campagna ha un inizio ed una fine determinate, mentre una presenza nei social media non ha (non dovrebbe) avere una fine.

Come si misura una strategia di social media? Quando una strategia di social media marketing può dirsi riuscita?
Credo che non si possa arrivare facilmente ad una definizione delle metriche in tal senso – o almeno non in tempi brevi – perchè i social media hanno a che fare con concetti afferenti alla sfera emotiva dei partecipanti alla discussione. Concetti come sensazioni, impressioni, percezioni, tono, sono molto difficili da quantificare proprio perchè troppo carichi di sfumature.

Non si può valutare un intervento nei social media tramite il numero di reazioni da parte degli utenti.
Assumendo per assurdo che le reazioni ad un’azione da parte dell’azienda siano 100, tutte negative. Anche se il costo sostenuto dall’azienda per l’intervento è stato 10 si può parlare di riuscita dell’azione? Evidentemente no. Ecco perchè non sono i numeri ad essere importanti.

Come valutare la riuscita di un’azione di social media marketing?
Non lo so e non ho abbastanza elementi per poter partecipare in maniera incisiva nelle discussioni. Però so distinguere gli interventi positivi da quelli negativi e controproducenti per l’azienda. E uno sicuramente positivo, per come si è concretizzato in maniera del tutto inaspettata, posso raccontarlo. Nel prossimo post…

ott 7






In qualche post fa (vedi Codice Internet: Voglio scendere) ho espresso i miei dubbi su Codice Internet e sul fatto che ogni cosa riguardi Internet deve essere trattata come un business.

Oggi ho capito davvero a cosa serve Codice Internet: é semplicemente un nuovo canale di marketing. Un modo vecchio di fare marketing vecchio. D’altronde a vedere gli sponsor, cosa potevamo aspettarci?
(#)

set 26






Il titolo si spiega da sé, ma è necessaria una premessa.

La parte attiva della Rete (quella che i blogger, vip o meno, chiamano parte abitata), durante il mese di luglio è stata scossa da un video caratterizzato da un obiettivo oltremodo ambizioso:

Codice Internet è un progetto, fatto di eventi/iniziative in tutta Italia, per divulgare Internet in Italia, per diffondere la Rete e la cultura del web alle persone. (#)

Le premesse – ottime in partenza – mi hanno spinto a registrarmi, così come altri miei amici con cui condivido dei valori che – per noi – non sono trattabili con compromessi di alcun tipo.
Purtroppo l’estate alle porte mi ha costretto a non partecipare ad alcuna discussione causa meritate vacanze. Al rientro settembrino scopro che il progetto è andato avanti ed ha allargato la base dei partecipanti. Solo che forse si è allargato un po’ troppo.

Non credo che per spiegare internet alle persone, si debbano fare incontri a Milano con esponenti dei media tradizionali. Proprio quelli che demonizzano internet sui loro schermi ogni tre per due. Non è l’evento fighetto bloggerchic – a mio avviso – lo strumento giusto per spiegare internet alle persone.

Cosa possono saperne di Rete Emilio Carelli e/o Claudio Cecchetto? Come vogliono divulgare internet alle persone? Con una diretta fiume di 40 ore ininterrotte di Gioca-Jouer su SkyTG24?

Bisogna andare da mia nonna a spiegarglielo (era un esempio, a lei lo spiego già io), bisogna andare dai contadini lucani a spiegargli perchè internet è importante e come potrebbe impattare sul loro lavoro. Bisogna andare per le strade a parlare con la gente.

Usare la Rete per imparare e crescere professionalmente e culturalmente permette di creare un bagaglio di esperienze tendenzialmente infinito. Se non lasciamo qualcosa nel mondo vero – quello offline per intenderci – questo bagaglio a lungo andare diventa un peso.
Rinchiudersi in circoli elitari e pontificare sul nulla più assoluto non credo sia il modo corretto di portare la Rete fuori dalla Rete.

Per questo esco da Codice Internet, senza avervi peraltro mai partecipato attivamente. Io continuerò a fare come sto facendo. Male non può fare. Al massimo mi perdo qualche aperitivo trendy con qualche deficiente che definisce l’11 settembre “un’idea creativa della madonna” (via Marco Camisani Calzolari).

lug 20






Stress

Mi ero promesso di scrivere un po’ di più nel blog, ma un periodo così stressante (e stimolante) di lavoro mi ha distolto dall’impegno preso.

In questi giorni sono andati online diversi progetti web di cui ho curato di volta in volta il design, l’architettura dell’informazione e l’usabilità. A volte anche tutte queste cose contemporaneamente.

Comincio con due siti che ho seguito durante il mio lavoro “ufficiale”:
Toscano Vacanze e Guidobaldi. Con il secondo che è l’evoluzione del primo, dal momento che è facile notare come siano molto simili. Si tratta di due siti di offerta dove vengono presentati due particolari tipologie di immobili tratte del portafoglio immobiliare della Toscano: gli immobili di vacanza e gli immobili di prestigio. Entrambi i siti sono in fase beta, quindi eventuali anomalie sono assolutamente da mettere in conto. Stiamo lavorando per risolverle.

Se il lavoro “ufficiale” è regolato da orari ben delineati, lo stesso non si può dire di quello “non-ufficiale”, dove il limite temporale viene definito dalla stanchezza fisica.
Come freelance ho lanciato in questi giorni il nuovo sito del Blues in Town, il festival internazionale di musica blues che si tiene ogni anno a Policoro, il mio paese. Un regalo che sto facendo a questi amici per ringraziarli dell’evento assolutamente gratuito che realizzano da 5 anni ogni estate. Se potete, veniteci. Ne vale la pena.

Qualche settimana fa, invece, è andato online un progetto di cui ho curato esclusivamente la realizzazione del myspace e gli adattamenti per rendere il tema del blog (su wordpress.com) più in linea possibile con il manuale di stile del marchio prestigioso e internazionale: Sony. (Del progetto in se ne ha già parlato Gianluca).

Il bello di poter lavorare in così poco tempo a così tante cose diverse tra loro è una bella prova per la resistenza. Il dover stare costantemente in tensione mi genera comunque una sensazione piacevole. Erano anni che non mi immergevo totalmente in un progetto al punto di non rendermi conto del tempo che passa.

Tutto sommato sono stanco ma contento di questo periodo, che mi ha permesso di risvegliare e rinfrescare le mie conoscenze sui CSS, sull’HTML e sull’architettura dell’informazione. Ancora non è finita…ma tra due settimane sarà vacanza. Finalmente.

(la foto è di Phoenix828979)

giu 28






Ormai è da qualche giorno che è presente anche il link qui nella sidebar quindi non mi posso più nascondere.

Da qualche tempo ho cominciato a raccogliere pensieri e riflessioni sui social media e sulla possibilità di introdurli nelle aziende, ma questo spazio mi sembrava troppo eterogeneo e stilisticamente variegato per poterli esporre con chiarezza.

La soluzione più immediata è stata quella di aprire un altro blog, con post meno frequenti di Tech’n Roll (il che non è di buono auspicio, lo ammetto, ma cercherò di invertire la tendenza).
Insomma è nato SocialMediaWanderer.com, luogo ideale per ospitare i miei vagabondaggi in qualcosa di più serio del normale e sacrosanto cazzeggio.

Qualora lo vogliate, sentitevi liberi di seguirlo. Sta lì apposta!

mag 26






spaghetti and ketchup

In attesa di trovare il tempo per andare a comprare il libro di Marco Massarotto:

Le 5 cose da non fare (a me) nelle internet pr:

  1. Non essere formale con me
  2. Non c’è motivo che guardi il mio profilo su linkedin, leggi il mio blog o mi peschi casualmente sui centocinquantamila social network dove sono presente, se poi devi dirmi: “abbiamo valutato il suo profilo e crediamo che sia conforme alle nostre politiche in merito alla formazione della futura classe dirigente bla bla bla“. Meglio se cominci con un cordiale “AHO!“.

  3. Non avere un atteggiamento seriale
  4. Se mi iscrivo allo IAB Forum Roma 2008, e poi per un motivo o per l’altro non posso venirci, non mandarmi email dove mi inviti a scoprirne di più sulla tua *meravigliosa* piattaforma di e-mail marketing “a seguito dei contatti intercorsi allo IAB Forum“. Se proprio non volevi ricopiare a manina gli indirizzi email di chi aveva davvero parlato con te, almeno potevi farti dare un database profilato con gli iscritti partecipanti. Se mi tratti come tutti gli altri e non mi fai sentire speciale, come posso darti retta?

  5. Non credere che io sia uno stupido
  6. Se i mercati sono conversazioni, la moneta che si usa è la sincerità. Se sei un’automobile e ti proponi come mia amica su facebook, pensi che io sia uno stupido. Se mi proponi di entrare come manager nella tua banca, non hai mai letto il mio blog, dove esprimo più volte cosa ne penso del tuo capo, e la mia opinione sulle banche. Quindi pensi che io sia stupido.

    E se io sono stupido, perchè mi vuoi come amico o mi offri un posto di *responsabilità* (considerando che sono neolaureato, e nemmeno nel tuo settore)?

  7. Non travestirti da 2.0
  8. Se credi che 2.0 sia una moda, uno stile grafico basato su gradienti e bottoncini gommosi, o una cosa improvvisata lascia perdere. Forse dovresti continuare a fare quello che hai sempre fatto. Un’azienda 1.0 che gioca a fare la figa è come un trans che non si fa la barba. Da lontano uno può pure cascarci, ma da vicino si vede che non sei uomo donna (a meno che tu non sia Ronaldo, ma questa è un’altra storia).
    2.0 è la cultura aziendale, non lo strumento che usi per diffonderla.

  9. Non offrirmi spaghetti al ketchup
  10. Perchè vorrebbe dire che non hai rispetto nè di me, nè degli spaghetti :P

(foto di Bill Rohel)

mag 15






Cigno: foto di Haring
(foto di Haring)

E per cigno intendo un animale indubbiamente bello che ha un suo perchè.
Quest’allegoria, oltre a giustificare l’utilizzo della bella immagine scattata da Gianluca, mi serve anche per introdurre il mio pensiero a proposito dell’iniziativa Ho perso leo:

FA SCHIFO!

Ecco l’ho detto. Ora sto già meglio.
Un volantinaggio a tappeto su tutto il territorio nazionale, un finto-blog-che-più-finto-non-si-può e una buona dose di markette pagate a portali e giornali online.
E’ questo il marketing viral-guerrilla-ambient-unconventional?
Vi prego ditemi di no!

L’agenzia è la Xister di Roma. Il cliente è Jeep.

Sicuramente gli saranno venute campagne migliori, tanto agli uni quanto agli altri.

Tanto per far capire di che parlo anche a mio padre (che saluto):

Negli scorsi giorni sono comparsi nelle città italiane dei manifestini, simili a quelli che ricercano persone scomparse, in cui si diceva che era stato smarrito un leopardo. Sul volantino c’erano 3 foto e l’indirizzo di un blog dove andare a scrivere le segnalazioni.
A parte che, senza essere nè Giorgio Celli nè Piero Angela, ci si accorgeva subito che si trattava chiaramente di tre diversi esemplari, ma vabè.

Su quel blog c’erano dei post improbabili, e dei commenti più finti delle borse di Gucci alla fermata Garbatella della Metro B di Roma. Su repubblica, corriere, libero et similia invece, dei sorprendenti articoli (tutti uguali) di sorpresi giornalisti, si concludevano tutti con “sarà vero o sarà una trovata di marketing?”.

Giudizio finale:

  • Originalità dell’idea: 2
  • Uso del Web 2.0: 2
  • Copywriting: 3
  • Art Direction: 4
  • Media Planning: 1
  • Giudizio Complessivo (media): 2.4

mar 8






Un po’ perchè non ho avuto il tempo, un po’ perchè ho avuto altre cose da fare, ho dimenticato di fare una segnalazione importante.

Da circa un mese lavoro per Gruppo Toscano. Tranquilli non ho cambiato settore, e non mi sono messo a vendere case. E’ sempre il web la mia passione e la mia attività principale.

Mi sto finalmente occupando di web marketing in maniera operativa, dopo averlo fatto per anni in maniera quasi esclusivamente teorica, potendo crescere anche a livello di competenze e di esperienza. Mai avrei accettato un lavoro in un settore “convenzionale” se non mi fossi convinto che avrei trovato ampi margini di innovazione e di sperimentazione su IT e soluzioni web-based all’interno dell’azienda. A cominciare dal Toscano Corporate Blog, primo corporate blog nel settore immobiliare.

Come hai detto? Si, di tanto in tanto scrivo anche lì ;)

NB: il presente post vale anche come disclaimer

ott 15






Via Twitter (David Armano) scopro questa risorsa per chi, come me, comincia ad interessarsi alla User Experience da relativamente poco.
La lista dei migliori 100 blog incentrati sull’utente.

PS: In ritardo come al solito, noto che Twitter ha i suoi vantaggi.

« Previous Entries