Set 16






La Carfagna scrive un DDL sulla prostituzione!

Lug 20






Stress

Mi ero promesso di scrivere un po’ di più nel blog, ma un periodo così stressante (e stimolante) di lavoro mi ha distolto dall’impegno preso.

In questi giorni sono andati online diversi progetti web di cui ho curato di volta in volta il design, l’architettura dell’informazione e l’usabilità. A volte anche tutte queste cose contemporaneamente.

Comincio con due siti che ho seguito durante il mio lavoro “ufficiale”:
Toscano Vacanze e Guidobaldi. Con il secondo che è l’evoluzione del primo, dal momento che è facile notare come siano molto simili. Si tratta di due siti di offerta dove vengono presentati due particolari tipologie di immobili tratte del portafoglio immobiliare della Toscano: gli immobili di vacanza e gli immobili di prestigio. Entrambi i siti sono in fase beta, quindi eventuali anomalie sono assolutamente da mettere in conto. Stiamo lavorando per risolverle.

Se il lavoro “ufficiale” è regolato da orari ben delineati, lo stesso non si può dire di quello “non-ufficiale”, dove il limite temporale viene definito dalla stanchezza fisica.
Come freelance ho lanciato in questi giorni il nuovo sito del Blues in Town, il festival internazionale di musica blues che si tiene ogni anno a Policoro, il mio paese. Un regalo che sto facendo a questi amici per ringraziarli dell’evento assolutamente gratuito che realizzano da 5 anni ogni estate. Se potete, veniteci. Ne vale la pena.

Qualche settimana fa, invece, è andato online un progetto di cui ho curato esclusivamente la realizzazione del myspace e gli adattamenti per rendere il tema del blog (su wordpress.com) più in linea possibile con il manuale di stile del marchio prestigioso e internazionale: Sony. (Del progetto in se ne ha già parlato Gianluca).

Il bello di poter lavorare in così poco tempo a così tante cose diverse tra loro è una bella prova per la resistenza. Il dover stare costantemente in tensione mi genera comunque una sensazione piacevole. Erano anni che non mi immergevo totalmente in un progetto al punto di non rendermi conto del tempo che passa.

Tutto sommato sono stanco ma contento di questo periodo, che mi ha permesso di risvegliare e rinfrescare le mie conoscenze sui CSS, sull’HTML e sull’architettura dell’informazione. Ancora non è finita…ma tra due settimane sarà vacanza. Finalmente.

(la foto è di Phoenix828979)

Lug 5






Alla Festa de l’Unità le bancarelle* alternative, vendono tutte le stesse cose.

*: ora con il PD si chiamano stand.

Giu 28






Ormai è da qualche giorno che è presente anche il link qui nella sidebar quindi non mi posso più nascondere.

Da qualche tempo ho cominciato a raccogliere pensieri e riflessioni sui social media e sulla possibilità di introdurli nelle aziende, ma questo spazio mi sembrava troppo eterogeneo e stilisticamente variegato per poterli esporre con chiarezza.

La soluzione più immediata è stata quella di aprire un altro blog, con post meno frequenti di Tech’n Roll (il che non è di buono auspicio, lo ammetto, ma cercherò di invertire la tendenza).
Insomma è nato SocialMediaWanderer.com, luogo ideale per ospitare i miei vagabondaggi in qualcosa di più serio del normale e sacrosanto cazzeggio.

Qualora lo vogliate, sentitevi liberi di seguirlo. Sta lì apposta!

Giu 23






Segnalazione utile ai 22 37 fedelissimi che mostrano un incredibile atto di fiducia nei confronti di questo blog.

Aggiornate l’indirizzo del feed.

Il nuovo indirizzo è http://feeds.feedburner.com/tech-n-roll.

Au revoir

Giu 21






La pubblicità è morta? Forse no, o forse non ancora, ma sicuramente non sta molto bene.

L’impressione è che la pubblicità stia continuando a seguire modelli secolari e rifiuti di evolversi perchè accecata da decenni e decenni di successi. Di certo così com’è fatta oggi pare non possa continuare a funzionare (se ne parla limitatamente ai social media anche su SocialWare).

L’arrivo della società liquida ha frammentato ogni elemento delle attività dell’uomo in tante piccole parti, per cui risulta sempre più difficile andare a individuare i target di riferimento nei posti dove consumano informazioni e in cui si intrattengono. Il tempo stesso dedicato al consumo dei media è ridotto, frammentato e traslato.

Una volta c’erano i film solo al cinema. Il loro consumo avveniva in uno spazio (la sala cinematografica) e in un tempo (l’orario di programmazione) ben definito.
L’arrivo dei film anche in tv ha modificato la componente dello spazio (si può vedere un film a casa propria) ma non il tempo (resta l’orario rigido della programmazione).
Logico che fino a questo punto il raggiungimento dei target, da parte degli inserzionisti, era abbastanza semplice.
Già con l’arrivo dei supporti magnetici (VHS) e poi di quelli digitali (DVD), anche la componente temporale ha subito una variazione sostanziale complicando non poco la vita ai pubblicitari.

Tra evoluzioni tecnologiche ed evoluzioni umane, ne sono convinto, c’è sempre stato un rapporto reciproco: l’uomo si evolve e cambia la tecnologia, che evolvendosi cambia l’uomo. Un circolo virtuoso che molti chiamano progresso e che fa esclamare a molti altri (i più spaventati) “dove andremo a finire di questo passo!

La rivoluzione digitale degli ultimi 15-20 anni ha anche modificato i comportamenti di noi utenti della comunicazione. Siamo tutti diventati più distratti, più distraibili e più smaliziati nel riconoscere (e possibilmente evitare) la pubblicità. E’ sempre più difficile raggiungerci, e riusciamo a difenderci sempre meglio dai messaggi persuasivi.

Per non morire, la pubblicità deve riuscire a cambiare i propri linguaggi, stili, modi e tecniche.
Saprà modificarsi da sola? Investitori, agenzie e consulenti saranno in grado di capire il cambiamento importante che è già avvenuto o continueranno imperterriti a ripercorrere le strade già battute sin dai primi anni del Novecento?

Giu 4






CAMORRA: NAPOLITANO, NIENTE SVILUPPO SE NON SI DEBELLA

A me suona più vera la frase

Camorra? Senza sviluppo, non si debella.

Questione di punti di vista?

(vignetta qui)

Giu 4






Come tutte le altre forme di design, il Visual Design ha a che fare con la risoluzione di problemi. Non riguarda nè il gusto personale nè opinioni sterili

(orig. “Like all forms of design, visual design is about problem solving, not about personal preference or unsupported opinion.”)

Making the Web Work: Designing Effective Web Applications by Bob Baxley

Via Inspireux.com

Quando ognuno, addetti ai lavori e clienti, sarà in grado di capire che non è lo stile grafico a fare la differenza, bensì una corretta progettazione, allora ci sarà più rispetto verso chi si occupa di questo per lavoro o per hobby.

Giu 1






Book cover

Difficilmente un libro che tratta argomenti che in un certo senso hanno a che fare con l’informatica o il web, si lasciano leggere così facilmente. In appena due giorni ho terminato la lettura di Oltre i CSS: la sottile arte del web design (Transcending CSS: the fine art of web design) di Andy Clarke.

In particolare mi ha colpito molto scoprire la potenza di alcune tecniche css applicate al markup semantico, descritte con la tipica semplicità dell’approccio “da designer”, in contrapposizione a quella più rigida e tecnicistica “da sviluppatore”.

Insomma un manuale non-manuale di web design.

Risorse:

Mag 26






spaghetti and ketchup

In attesa di trovare il tempo per andare a comprare il libro di Marco Massarotto:

Le 5 cose da non fare (a me) nelle internet pr:

  1. Non essere formale con me
  2. Non c’è motivo che guardi il mio profilo su linkedin, leggi il mio blog o mi peschi casualmente sui centocinquantamila social network dove sono presente, se poi devi dirmi: “abbiamo valutato il suo profilo e crediamo che sia conforme alle nostre politiche in merito alla formazione della futura classe dirigente bla bla bla“. Meglio se cominci con un cordiale “AHO!“.

  3. Non avere un atteggiamento seriale
  4. Se mi iscrivo allo IAB Forum Roma 2008, e poi per un motivo o per l’altro non posso venirci, non mandarmi email dove mi inviti a scoprirne di più sulla tua *meravigliosa* piattaforma di e-mail marketing “a seguito dei contatti intercorsi allo IAB Forum“. Se proprio non volevi ricopiare a manina gli indirizzi email di chi aveva davvero parlato con te, almeno potevi farti dare un database profilato con gli iscritti partecipanti. Se mi tratti come tutti gli altri e non mi fai sentire speciale, come posso darti retta?

  5. Non credere che io sia uno stupido
  6. Se i mercati sono conversazioni, la moneta che si usa è la sincerità. Se sei un’automobile e ti proponi come mia amica su facebook, pensi che io sia uno stupido. Se mi proponi di entrare come manager nella tua banca, non hai mai letto il mio blog, dove esprimo più volte cosa ne penso del tuo capo, e la mia opinione sulle banche. Quindi pensi che io sia stupido.

    E se io sono stupido, perchè mi vuoi come amico o mi offri un posto di *responsabilità* (considerando che sono neolaureato, e nemmeno nel tuo settore)?

  7. Non travestirti da 2.0
  8. Se credi che 2.0 sia una moda, uno stile grafico basato su gradienti e bottoncini gommosi, o una cosa improvvisata lascia perdere. Forse dovresti continuare a fare quello che hai sempre fatto. Un’azienda 1.0 che gioca a fare la figa è come un trans che non si fa la barba. Da lontano uno può pure cascarci, ma da vicino si vede che non sei uomo donna (a meno che tu non sia Ronaldo, ma questa è un’altra storia).
    2.0 è la cultura aziendale, non lo strumento che usi per diffonderla.

  9. Non offrirmi spaghetti al ketchup
  10. Perchè vorrebbe dire che non hai rispetto nè di me, nè degli spaghetti :P

(foto di Bill Rohel)

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