In questi giorni su fluido si è sviluppato un interessante scambio di opinioni sul tema dei business/corporate blog.
La blogosfera è considerata dal mondo dell’impresa prevalentemente come un’entità da sfruttare, uno strumento su cui investire, quasi una scelta obbligata in questi tempi di duepuntozero dove tutto sembra più dettato dalla moda transitoria che dalla necessità reale di un’apertura verso le tanto osannate conversazioni.
Questa ignoranza, intesa nel senso migliore del termine ovvero
inconsapevolezza di chi, all’oscuro di fatti o situazioni, vive sereno senza apprensioni o dubbi
(fonte DeMauro-Paravia)
è un boccone troppo prelibato per alcune agenzie, che infatti non si lasciano sfuggire l’occasione di vendere l’invendibile.
Spesso addirittura nascondendosi dietro squallide esternazioni di buona fede tipo: meglio di niente o il peggiore almeno diamo qualche timido segnale di apertura anche in Italia.
Dare segnali di apertura verso le nuove tecnologie non significa fare porcherie (la rima è spontanea, lo giuro), e se non vogliamo proprio parlare di etica d’impresa (e ce ne sarebbero di cose da dire), possiamo semplicemente dire che è una questione di rispetto verso il target.
In mancanza di dati ufficiali, che sono sicuro stanno da qualche parte, credo che la maggior parte dei lettori di blog, sia a sua volta blogger.
Cosa significa questo?
Partiamo dal presupposto che l’obiettivo di un blog aziendale è generare conversazioni positive intorno al brand/prodotto/servizio/azienda.
Le conversazioni positive nella blogosfera si generano spontaneamente, quindi non c’è spazio per la persuasione o per i comportamenti indotti. I blogger tutto questo lo sanno, e presumibilmente è per questo motivo che ne hanno aperto uno: per esprimere liberamente la propria opinione in una rete sociale, al riparo da prevaricazioni ed influenze. Priva di una vera e propria autorità di controllo, la blogosfera ripudia ed allontana in maniera completamente autonoma le mele marce. Esattamente come il corpo umano espelle gli scarti.
Arrivo al dunque: nella blogosfera non c’è spazio per le bugie, gli inganni e le persuasioni. Ci possono essere in pubblicità , nel direct-marketing, nei comunicati stampa, nelle pubbliche relazioni, nei contenuti dei convegni (dove nessuno è attento al discorso più di quanto non lo sia verso la signorina in tailleur che da li a poco offrirà da bere al coffee break) ma non nella blogosfera.
Ecco perchè non credo nella bontà , e nella buonafede del 98,94% (stima approssimativa) dei progetti di blog aziendale venduti da apposite e *fantomatiche* agenzie.
Il blog è spontaneo, se un’azienda sente il bisogno di aprirlo, lo fa da sè, senza che nessuno le insegni come fare. Se l’azienda non recepisce questo bisogno molto probabilmente non ha necessità di un blog aziendale.
Sono del parere che gli esperti di comunicazione debbano sussurrare l’esistenza dei blog alle aziende, senza urlargliela con proclami entusiastici, e senza tenere i piedi ben piantati in aria. Le aziende sapranno capire da sole se sono pronte ad aprirsi alle conversazioni, sapranno capire se non è il momento o se non è affatto il caso.
Solo perchè i mercati sono conversazioni, non è detto che bisogna vendere chiacchiere vuote.
Non è il Vietnam, è la blogosfera, ci sono delle regole cazzo!
avrebbe parafrasato Walter ne “Il Grande Lebowski“.
Technorati Tags: cluetrain, comunicazione, corporate blog, etica, etica d’impresa, marketing

Dicembre 8th, 2006 at 17:15
Penso che l’entusiasmo (finto o vero che sia) che c’è per il blog aziendale sia un pò come l’entusiasmo che circondava i primi banner. Gi utenti inizialmente curiosi si avvicineranno ai blog, capiranno che è una burla e abbandoneranno il gioco se non presenta i requisiti di genuinità . I responsabili di marketing delle aziende forse non sono abbastanza illuminati per capire che il blog più che strumento di promozione possa essere un mezzo dove raccogliere critiche e commenti e dove aggiornare i clienti/utenti tramite i feed. In questo modo si può creare una reciprocità e una collaborazione che se allontana qualcuno avvicina sicuramente qualcun’altro. Tutto questo, più che creare nuovi clienti, spinge l’azienda a lavorare meglio, a capire le esigenze dei clienti e ad eticizzarsi.