Business (R)Evolution?

  1. Cos’è realmente il Web 2.0 e quali sono le sue implicazioni?
  2. E’ una trovata di marketing o una rivoluzione nel modo di innovare e di fare business?
  3. Quali sono gli impatti nei processi produttivi e nella cultura delle aziende?
  4. Quali sono i nuovi servizi e modelli da tenere d’occhio in Italia?

La risposta a queste domande, se andate a Milano il 13 e 14 Giugno può costarvi ben Euro 1.640,00 + 20% I.V.A. per Partecipante.

Qua invece vi rispondo io. Gratis.

  1. Il Web 2.0 è condivisione. Gratuita. Le sue implicazioni appartengono alla crescita socio-culturale degli individui. Livellando le diseguaglianze sociali. Il Web 2.Oltre è un mucchio di parole. A caro prezzo. Le sue implicazioni sono che sarete più poveri di 3 milioni delle vecchie lire senza alcun plus d’informazione che non si possa trovare gratis in Rete.
  2. Il Web 2.0 è una rivoluzione culturale e sociologica. Il Web 2.Oltre è una trovata di marketing per pagare agli speaker cifre esorbitanti, fare pubblicità e guadagnare qualche soldo extra.
  3. Gli impatti non li fa il Web 2.0. Gli impatti li fanno le persone. Invece il Web 2.Oltre avrà un grande impatto, economico e culturale. Le aziende penseranno che bisogna pagare tanto per essere al passo coi tempi, diffidando delle informazioni dal basso, con tanti saluti alla coda lunga.
  4. Non ci sono nuovi modelli in Italia. Il modello è sempre quello. Francia o Spagna purchè se magna!

Link per capirci di più:

[UPDATE] L’ottimo blog dell’evento Web 2.Oltre (linkato proprio qui sopra) è esattamente ciò che intendo quando parlo di “plus d’informazione che si trova gratis in rete”. C’è già tutto. E si risparmiano pure i milleseicentoquarantaeuropiùiva ;)

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11 Commenti

  1. Emanuele Says:

    Perdonami, ma a mio parere, affermare che l’evento proporrà a caro prezzo quanto già disponibile in rete significa aver prestato poca attenzione al suo programma e di non aver colto il senso ultimo della manifestazione.

    Il web 2.0 è in realtà una commistione di fenomeni sociali, culturali, economici e tecnologici. Gli impatti non riguardano unicamente gli individui, ma partono dagli individui ed arrivano al cuore del sistema economico e produttivo.

    Scopo della conferenza non è riprodurre i contenuti presenti nell’ottimo blog o in rete, ma strutturare la discussione portando le esperienze reali, concrete, attuali ed innovative delle maggiori aziende (web e non) italiane (basta guardare la home per capirlo), insieme a speaker di livello nazionale ed internazionale che aiuteranno ad inquadrare questi interventi all’interno della cosiddetta bigger picture.

    Il web 2.0 avrà raggiunto il successo quando sarà entrato nell’esperienza dell’utente comune e dell’azienda media. Per raggiungere un obiettivo così ambizioso serve tempo, ma anche iniziative variegate che parlino linguaggi diversi a target diversi (come i barcamp, le conferenze dedicate al marketing, gli incontri dedicati a stampa e giornalisti ed appunti web2.oltre).

    Per spingere una maggiore consapevolezza delle prospettive e delle opportunità messe nelle mani delle aziende (assolutamente anche italiane) è necessario portare altre aziende a discutere cosa stanno facendo spazzando via l’errata percezione che in Italia non si faccia nulla, non ci siano competenze, non ci siano soldi, non ci siano iniziative. Questo succede per quanto riguarda il web 2.0 per la prima volta in Italia (almeno per quanto io ne sappia) ed ha un valore tangibile, importante ed arricchito anche dalla possibilità di entrare in contatto con le aziende presenti (nel pubblico e sul palco) per instaurare eventualmente rapporti commerciali.

    Come mostro ogni settimana con le interviste di Apogeonline (gratis per gli intervistati) e con gli incontri di Netwo (gratis per i partecipanti), c’è un grandissimo fervore, cambiano i modelli, cambia il modo in cui le imprese si rapportano con quelli che un tempo chiamavano clienti.

    Gli impatti sul mercato (quello in cui vivono la maggior parte degli utenti) li fanno le aziende che attualmente non sanno cosa sia il web 2.0 e che, in grandissima parte non leggono neanche i blog.

    Cordialmente

  2. Enzo Santagata Says:

    Caro Emanuele,
    condividere le tue considerazioni è un’atto da cui non si può prescindere. E mi riferisco esclusivamente a quando dici che il Web 2.0 parte dagli individui ed arriva al sistema ecomonico. Tutto il mio discorso del post ruota attorno a questa affermazione. Parte dagli individui ed influenza il sistema economico. A me da’ l’idea che il Web 2.0 sia un qualcosa che parta dal basso. E sarà una mia impressione ma credo proprio che il Web 2.Oltre sia qualcosa che parte dall’alto, per far parlare le grosse aziende, presumibilmente alle altre grandi aziende. Una cosa d’alta quota. E le piccole e medie aziende, come sicuramente saprai, viaggiano in treno o in macchina, non certo in aereo.

    Credi che il modo migliore di diffondere queste pratiche presso le PMI (maggioranza delle aziende in Italia) sia quello di creare un evento galattico a carissimo prezzo, con speaker internazionali? Parlare ai piccoli facendo vedere come fanno i grandi, perdonami, ma è una pratica molto poco 2.0. Risale alla seconda rivoluzione industriale.

    Questa è la mia critica: ho l’impressione che tutto questo parlare di 2.0 sia supportato inadeguatamente da logiche e fini assolutamente 1.0 (e questo è un discorso generale, non relativo solo all’evento che state preparando)

    Spero di leggerti ancora (anzi ho un feed in + nel reader)
    Saluti, e grazie per il commento

  3. Emanuele Says:

    Ciao Enzo,
    grazie innanzitutto per il confronto.

    Non intendevo assolutamente sostenere che il Web 2.0 riguardi solo le grandissime aziende (che in Italia, mercato frammentato, sono pochissime). La base del Web 2.0 è harnessing collective intelligence. Come? Facendo partecipare la long tail.

    In realtà, in modo meno idealistico, quello che vedo occupandomi quotidianamente di web 2.0 ormai da diversi anni è che esistono spinte sia dall’alto che dal basso. Serve un lavoro a tutti i livelli che io e tante altre persone stanno facendo (generalmente a proprie spese). Parlo di incontri, di networking, di barcamp, interviste, pezzi online, blog, conferenze internazionali, likemind, etc

    Quello che finora è mancata è però la percezione che il web 2.0 sia una cosa reale, che riguardi il tessuto economico non solo i geek. Le aziende sono incuriosite, ma aspettano un segnale più forte con esempio concreti, contatti umani, riflessioni aggregate in un unico posto (non sparse in milioni di post sulla rete) e modelli sostenibili. Pensare che il web 2.0 non debba riguardare le aziende mi sembrerebbe un’utopia. In USA, il web 2.0 è diventato da tempo Enterprise 2.0 (che non è il web 2.0 fatto dalle aziende, ma il web 2.0 dentro le aziende, cosa ben diversa).

    Il mio discorso ed il senso della conferenza è quindi molto più specifico e, se vogliamo, mirato. La conferenza parla banalmente ad una parte delle aziende, perchè queste aziende sono quelle (secondo la mia modestissima opinione) che possono dare un segnale di credibilità, dinamicità ed innovazione al mercato italiano in tempi brevi. Segnale che si aggiunge agli altri e che mostra a tutti come anche il panorama italiano non sia per niente morto e sepolto.

    Ciò non toglie minimamente che ci siano migliaia di altre aziende da coinvolgere. Semplicemente non riusciamo a farlo con il nostro evento (ma esistono altre iniziative ben fatte che ho già citato ed altre ne nasceranno), la cui struttura, contenuti e spero livello richiedono uno sforzo ed un impegno economico considerevole. Questo impegno viene messo in campo da un’azienda (LRA) che si occupa di eventi come core business, facendo un investimento coraggioso in Italia e pagando le spese degli speaker, la sala, la pubblicità, il cibo, etc.

    Infine ci tengo a dire che quelli che parlano sul palco non rappresentano unicamente grandi aziende. Abbiamo provato a portare il meglio oggi in Italia. Ovviamente non tutte le iniziative sono presenti, ma tutte quelle presenti ritengo abbiano buone esperienze da portare. Tra i nomi presenti ci sono anche tante aziende piccole o piccolissime che si stanno lanciando ora sul mercato italiano e mondiale. Abbiamo un panel completo con Mobango e Zooppa.com che sono delle startup. Yoo+ è la prima iniziativa enterprise 2.0 italiana. Sketchin e Blogmeter sono aziende che nascono dalla passione dei loro fondatori (tra i primi in Italia ad occuparsi di user experience e live web monitoring), etc.

    Abbiamo un blog multi autore, senza coordinamento editoriale, senza moderazione e con commenti aperti. Sto per annunciare che l’evento verrà twitterato ed esiste già un utente web2oltre che invia piccoli aggiornamenti. Stiamo pensando se ci è possibile coinvolgere i blogger in modo non convenzionale. La stessa agenda è stata decisa in modalità wiki con molti amici, etc.

    Insomma tutto è criticabile, ma sarebbe bello anche riconoscere chi in Italia sta provando a fare qualcosa

    Con amicizia :)

  4. Jose Says:

    C’è qualcuno che sfrutta il 2.0 per un uso sociale che socializzi anche le aziende? A parole mi sembra di si ma nei fatti vedo parecchi inganni e tanta fuffa.

  5. Enzo Santagata Says:

    Tu sei sempre il “punto e a capo” di ogni discussione :)

  6. domenico Says:

    vero, il blog dell’evento è interessantissimo…allora mi chiedo sempre più perchè uno dovrebbe spendere tutti quei soldi per partecipare all’evento..bho..

  7. Emanuele Says:

    Il contenuto del blog è totalmente diverso dal contenuto della conferenza: il blog offre un insieme di spunti introduttivi al tema, la conferenza porta sul palco le aziende che discuteranno insieme al pubblico strategie, progetti ed opportunità.

    Questi contenuti, assolutamente necessari al mercato italiano (in quanto mostrano come in Italia ci sia già ora tanto e si le aziende stanno diventando sociali), non si trovano nè nel blog della conferenza, nè in altri blog online. Stesso discorso vale per gli interventi degli speaker internazionali che si potranno incontrare ed ascoltare per la prima volta in Italia.

  8. Enzo Santagata Says:

    Insomma, se l’azienda X è 2.0, ha quantomeno un blog. Il quale viene utilizzato presumibilmente per “conversare” intorno all’azienda stessa. Non capisco come sia possibile che le aziende 2.0 debbano utilizzare uno strumento 1.0 per presentare al pubblico le loro esperienze. Non lo fanno già nei blog?

    Se poi parliamo anche degli speaker che saranno per la prima volta in Italia, mi suona tanto come se si trattasse di rock star. A quel punto meglio i Rolling Stones, non trovi?

  9. Emanuele Says:

    Cosa significa che un’azienda sia 2.0 non lo so. Le aziende che stanno lanciando iniziative legate al web 2.0 non sono certo tenute ad avere un blog.

    Considerare web 2.0 = blog è un’equazione totalmente errata. Esempio su tutti l’Enterprise 2.0, un movimento che impatta le intranet delle aziende (enterprise wikis, enterprise tagging, social network aziendali) e che nulla ha a che fare con i corporate blog. Un’azienda farmaceutica dovrebbe avere un blog? Un’azienda che fa un esperimento in Second Life dovrebbe per forza aprire un blog?

    La maggior parte delle aziende che partecipano alla conferenza, sono da poco entrate in questo mondo (dato che siamo all’inizio) e non hanno un blog o non usano i blog di cui dispongono per parlare delle proprie strategie.

    Per quanto riguarda gli speaker non vedo minimamente l’attinenza con delle rock star. Cerchi di conoscere un esperto su un certo tema per stabilire rapporti commerciali, per avere consulenze, porre domande ed ascoltare il suo punto di vista sul rapporto tra mercato italiano ed internazionale.

  10. Daniele Says:

    Enzo, suvvia..
    come avrebbero fatto a pagare le spese senza quelle quote? Mica ci si può far belli a proprie spese :)

    (un saluto)

  11. Enzo Santagata Says:

    Beh a giudicare da quello che si legge in giro…mica tanto belli. Forse l’anno prossimo aumentano il prezzo :)

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