Lug 5






Alla Festa de l’Unità le bancarelle* alternative, vendono tutte le stesse cose.

*: ora con il PD si chiamano stand.

Giu 28






Ormai è da qualche giorno che è presente anche il link qui nella sidebar quindi non mi posso più nascondere.

Da qualche tempo ho cominciato a raccogliere pensieri e riflessioni sui social media e sulla possibilità di introdurli nelle aziende, ma questo spazio mi sembrava troppo eterogeneo e stilisticamente variegato per poterli esporre con chiarezza.

La soluzione più immediata è stata quella di aprire un altro blog, con post meno frequenti di Tech’n Roll (il che non è di buono auspicio, lo ammetto, ma cercherò di invertire la tendenza).
Insomma è nato SocialMediaWanderer.com, luogo ideale per ospitare i miei vagabondaggi in qualcosa di più serio del normale e sacrosanto cazzeggio.

Qualora lo vogliate, sentitevi liberi di seguirlo. Sta lì apposta!

Giu 23






Segnalazione utile ai 22 37 fedelissimi che mostrano un incredibile atto di fiducia nei confronti di questo blog.

Aggiornate l’indirizzo del feed.

Il nuovo indirizzo è http://feeds.feedburner.com/tech-n-roll.

Au revoir

Giu 21






La pubblicità è morta? Forse no, o forse non ancora, ma sicuramente non sta molto bene.

L’impressione è che la pubblicità stia continuando a seguire modelli secolari e rifiuti di evolversi perchè accecata da decenni e decenni di successi. Di certo così com’è fatta oggi pare non possa continuare a funzionare (se ne parla limitatamente ai social media anche su SocialWare).

L’arrivo della società liquida ha frammentato ogni elemento delle attività dell’uomo in tante piccole parti, per cui risulta sempre più difficile andare a individuare i target di riferimento nei posti dove consumano informazioni e in cui si intrattengono. Il tempo stesso dedicato al consumo dei media è ridotto, frammentato e traslato.

Una volta c’erano i film solo al cinema. Il loro consumo avveniva in uno spazio (la sala cinematografica) e in un tempo (l’orario di programmazione) ben definito.
L’arrivo dei film anche in tv ha modificato la componente dello spazio (si può vedere un film a casa propria) ma non il tempo (resta l’orario rigido della programmazione).
Logico che fino a questo punto il raggiungimento dei target, da parte degli inserzionisti, era abbastanza semplice.
Già con l’arrivo dei supporti magnetici (VHS) e poi di quelli digitali (DVD), anche la componente temporale ha subito una variazione sostanziale complicando non poco la vita ai pubblicitari.

Tra evoluzioni tecnologiche ed evoluzioni umane, ne sono convinto, c’è sempre stato un rapporto reciproco: l’uomo si evolve e cambia la tecnologia, che evolvendosi cambia l’uomo. Un circolo virtuoso che molti chiamano progresso e che fa esclamare a molti altri (i più spaventati) “dove andremo a finire di questo passo!

La rivoluzione digitale degli ultimi 15-20 anni ha anche modificato i comportamenti di noi utenti della comunicazione. Siamo tutti diventati più distratti, più distraibili e più smaliziati nel riconoscere (e possibilmente evitare) la pubblicità. E’ sempre più difficile raggiungerci, e riusciamo a difenderci sempre meglio dai messaggi persuasivi.

Per non morire, la pubblicità deve riuscire a cambiare i propri linguaggi, stili, modi e tecniche.
Saprà modificarsi da sola? Investitori, agenzie e consulenti saranno in grado di capire il cambiamento importante che è già avvenuto o continueranno imperterriti a ripercorrere le strade già battute sin dai primi anni del Novecento?

Giu 4






CAMORRA: NAPOLITANO, NIENTE SVILUPPO SE NON SI DEBELLA

A me suona più vera la frase

Camorra? Senza sviluppo, non si debella.

Questione di punti di vista?

(vignetta qui)

Giu 4






Come tutte le altre forme di design, il Visual Design ha a che fare con la risoluzione di problemi. Non riguarda nè il gusto personale nè opinioni sterili

(orig. “Like all forms of design, visual design is about problem solving, not about personal preference or unsupported opinion.”)

Making the Web Work: Designing Effective Web Applications by Bob Baxley

Via Inspireux.com

Quando ognuno, addetti ai lavori e clienti, sarà in grado di capire che non è lo stile grafico a fare la differenza, bensì una corretta progettazione, allora ci sarà più rispetto verso chi si occupa di questo per lavoro o per hobby.

Giu 1






Book cover

Difficilmente un libro che tratta argomenti che in un certo senso hanno a che fare con l’informatica o il web, si lasciano leggere così facilmente. In appena due giorni ho terminato la lettura di Oltre i CSS: la sottile arte del web design (Transcending CSS: the fine art of web design) di Andy Clarke.

In particolare mi ha colpito molto scoprire la potenza di alcune tecniche css applicate al markup semantico, descritte con la tipica semplicità dell’approccio “da designer”, in contrapposizione a quella più rigida e tecnicistica “da sviluppatore”.

Insomma un manuale non-manuale di web design.

Risorse:

Mag 26






spaghetti and ketchup

In attesa di trovare il tempo per andare a comprare il libro di Marco Massarotto:

Le 5 cose da non fare (a me) nelle internet pr:

  1. Non essere formale con me
  2. Non c’è motivo che guardi il mio profilo su linkedin, leggi il mio blog o mi peschi casualmente sui centocinquantamila social network dove sono presente, se poi devi dirmi: “abbiamo valutato il suo profilo e crediamo che sia conforme alle nostre politiche in merito alla formazione della futura classe dirigente bla bla bla“. Meglio se cominci con un cordiale “AHO!“.

  3. Non avere un atteggiamento seriale
  4. Se mi iscrivo allo IAB Forum Roma 2008, e poi per un motivo o per l’altro non posso venirci, non mandarmi email dove mi inviti a scoprirne di più sulla tua *meravigliosa* piattaforma di e-mail marketing “a seguito dei contatti intercorsi allo IAB Forum“. Se proprio non volevi ricopiare a manina gli indirizzi email di chi aveva davvero parlato con te, almeno potevi farti dare un database profilato con gli iscritti partecipanti. Se mi tratti come tutti gli altri e non mi fai sentire speciale, come posso darti retta?

  5. Non credere che io sia uno stupido
  6. Se i mercati sono conversazioni, la moneta che si usa è la sincerità. Se sei un’automobile e ti proponi come mia amica su facebook, pensi che io sia uno stupido. Se mi proponi di entrare come manager nella tua banca, non hai mai letto il mio blog, dove esprimo più volte cosa ne penso del tuo capo, e la mia opinione sulle banche. Quindi pensi che io sia stupido.

    E se io sono stupido, perchè mi vuoi come amico o mi offri un posto di *responsabilità* (considerando che sono neolaureato, e nemmeno nel tuo settore)?

  7. Non travestirti da 2.0
  8. Se credi che 2.0 sia una moda, uno stile grafico basato su gradienti e bottoncini gommosi, o una cosa improvvisata lascia perdere. Forse dovresti continuare a fare quello che hai sempre fatto. Un’azienda 1.0 che gioca a fare la figa è come un trans che non si fa la barba. Da lontano uno può pure cascarci, ma da vicino si vede che non sei uomo donna (a meno che tu non sia Ronaldo, ma questa è un’altra storia).
    2.0 è la cultura aziendale, non lo strumento che usi per diffonderla.

  9. Non offrirmi spaghetti al ketchup
  10. Perchè vorrebbe dire che non hai rispetto nè di me, nè degli spaghetti :P

(foto di Bill Rohel)

Mag 20






Velcro

Su Advertising Age c’è un articolo di David Armano che aggiunge un altro importante tassello alla sfilza già numerosa di definizioni per il Web 2.0.

Solo che lo fa con una metafora che è impossibile non condividere: Il web 2.0 è come il velcro!

Gli uomini di marketing, i designer e gli sviluppatori devono cercare di capire due cose:

  1. Quali sono gli uncini che catturano l’attenzione della gente
  2. Quali sono le asole che favoriscono la partecipazione e la diffondono

Secondo me questo potrebbe essere un modello, molto semplificato, di approccio ad un progetto di web 2.0. Proverò ad applicarlo ad alcuni casi di successo (e di insuccesso) nei prossimi giorni.

Mag 15






Cigno: foto di Haring
(foto di Haring)

E per cigno intendo un animale indubbiamente bello che ha un suo perchè.
Quest’allegoria, oltre a giustificare l’utilizzo della bella immagine scattata da Gianluca, mi serve anche per introdurre il mio pensiero a proposito dell’iniziativa Ho perso leo:

FA SCHIFO!

Ecco l’ho detto. Ora sto già meglio.
Un volantinaggio a tappeto su tutto il territorio nazionale, un finto-blog-che-più-finto-non-si-può e una buona dose di markette pagate a portali e giornali online.
E’ questo il marketing viral-guerrilla-ambient-unconventional?
Vi prego ditemi di no!

L’agenzia è la Xister di Roma. Il cliente è Jeep.

Sicuramente gli saranno venute campagne migliori, tanto agli uni quanto agli altri.

Tanto per far capire di che parlo anche a mio padre (che saluto):

Negli scorsi giorni sono comparsi nelle città italiane dei manifestini, simili a quelli che ricercano persone scomparse, in cui si diceva che era stato smarrito un leopardo. Sul volantino c’erano 3 foto e l’indirizzo di un blog dove andare a scrivere le segnalazioni.
A parte che, senza essere nè Giorgio Celli nè Piero Angela, ci si accorgeva subito che si trattava chiaramente di tre diversi esemplari, ma vabè.

Su quel blog c’erano dei post improbabili, e dei commenti più finti delle borse di Gucci alla fermata Garbatella della Metro B di Roma. Su repubblica, corriere, libero et similia invece, dei sorprendenti articoli (tutti uguali) di sorpresi giornalisti, si concludevano tutti con “sarà vero o sarà una trovata di marketing?”.

Giudizio finale:

  • Originalità dell’idea: 2
  • Uso del Web 2.0: 2
  • Copywriting: 3
  • Art Direction: 4
  • Media Planning: 1
  • Giudizio Complessivo (media): 2.4

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